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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 26 luglio 2026

Trovare il tesoro

Le parabole proposte oggi dal vangelo ci dicono cosa succede quando si scopre un tesoro o quando un mercante trova una perla di grande valore. La parola chiave è “per la sua gioia”, è la gioia della scoperta che determina tutte le azioni successive.

Interessante è il modo con cui avviene la scoperta. Nel caso del tesoro la scoperta è accidentale, nel caso della perla è frutto di una intensa attività commerciale.

In entrambi i casi la scoperta è imprevedibile, suscita stupore e produce una grande soddisfazione. In entrambi i casi bisogna essere disposti a rinunciare a tutti gli altri beni, a vendere tutto quello che si ha per entrare in possesso di un unico tesoro.

Scoprire il proprio posto nel Regno di Dio. È importante scoprire la propria vocazione di comunione con Dio e di amore al prossimo. I cristiani devono cercare di scoprire la loro vocazione, il piano di Dio per la loro vita. Quando l’hanno scoperta, pieni di gioia devono accettare tutte le rinunce e comprare quel disegno che è il disegno di Dio. Quando l’uomo capisce per quale fine è stato creato, quale destino Dio gli ha riservato è pieno di gioia.

Troppi uomini vivono in un atteggiamento di rassegnazione e di scontentezza, pieni di delusioni non hanno trovato la gioia, il progetto di amore di Dio per loro. Un progetto di amore, di comunione, di vita piena. Dio vuole la nostra gioia come Gesù afferma nel Vangelo: “Questo vi ho detto perché sia in voi la mia gioia e la vostra gioia sia piena”.

La prima lettura ci presenta Salomone in preghiera che chiede la sapienza, un cuore saggio per distinguere le cose che valgono da quelle secondarie. È ancora giovane (“Io sono un ragazzo e non so ancora come regolarmi”) e chiede un cuore docile perché sappia distinguere il bene dal male.

Nella nostra preghiera dobbiamo prendere coscienza delle nostre responsabilità e chiedere la grazia che corrisponde ad esse. Il progetto di Dio sulla nostra vita è meraviglioso, ma tocca a noi scoprirlo. Ecco il progetto: “Quelli che da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo, perché Egli sia il Primogenito per molti fratelli”.

Nel vangelo si aggiunge una parabola sul giudizio finale: il Regno di Dio come una rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci. Nella Chiesa ci sono persone di ogni tipo: esternamente tutti appaiono cristiani, ma internamente non lo sono tutti. La verità apparirà al momento del giudizio, quando, come dice Gesù, “verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti”. Gesù usa qui il linguaggio severo per invogliarci sulla via giusta.

Imitando la saggezza del giovane Salomone che cerca di piacere soltanto a Dio, volgiamoci verso Cristo, saggezza di Dio e nostra giustificazione e seguiamo il consiglio di Gesù: “Ogni scriba , divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Santo equilibrio! Il nuovo: la ricchezza di Cristo che sorpassa tutto e l’Antico Testamento ci dona la verità davanti a Dio, nel compimento dei nostri doveri di uomini. Che questa saggezza dinanzi a Dio ci eviti “lo stridore di denti” degli infedeli a Dio.

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