Dio: Il Tesoro e la Perla della Vera Felicità
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il commento di Mons. Comastri analizza la figura di Dio come l’unico tesoro capace di colmare il senso di vuoto e l’inquietudine che affliggono l’essere umano attraversando le testimonianze di figure come Sant’Agostino, Francesco d’Assisi e Paul Claudel, viene mostrato come l’incontro con la fede trasformi radicalmente l’esistenza in un’esperienza di gioia autentica.
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Mons. Comastri sottolinea che per trovare questa “perla preziosa” è necessario abbandonare l’orgoglio e abbracciare l’umiltà, riconoscendo la propria fragilità spirituale. I comandamenti non sono visti come imposizioni, ma come segnali stradali che guidano la libertà umana lontano dall’egoismo autodistruttivo. In definitiva, il messaggio centrale invita a una ricerca ardente e tenace del divino per dare un significato profondo alla vita e raggiungere la vera felicità.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. XVII domenica per annum: Dio è il tesoro da cercare per sanare l’inquietudine che ci rende infelici.
Nella notte di Pasqua del 24 aprile dell’anno 387, Agostino, il futuro grande vescovo di Ippona, all’età di 33 anni ricevette il santo battesimo a Milano dalle mani di Sant’Ambrogio. Approdò al battesimo dopo un lungo e tormentato cammino, dopo un’affannosa ricerca, dopo amare illusioni e delusioni. Ma la mamma pregava per lui, pregava con una fede incrollabile, e la preghiera della mamma arriva dritta al cuore di Dio. E così è stato. Dopo il santo battesimo la vita di Agostino fu trasformata; lui stesso dichiara: «E fui battezzato e si dileguò dal mio cuore tutta l’inquietudine della vita passata». Quando avvenne l’incontro con Dio? Una domanda ce la dobbiamo porre. Avvenne quando crollò il muro dell’orgoglio. Dice Agostino: «Signore, non ti cercavo da umile a umile, per questo non ti trovavo». Ma appena Agostino aprì il cuore a Gesù, fu inondato di gioia.
Infatti l’incontro con Dio coincide con l’incontro con la gioia. Dio non è colui che toglie, ma colui che dona. Giustamente Rosmini osservò: «Dio è il proprietario esclusivo della gioia». E Sant’Agostino ha aggiunto: «Nessuno è felice come Dio e nessuno può rendere felice una persona come può farlo Dio». I santi ne sono la prova. E i comandamenti di Dio — ricordatelo bene — non sono limiti alla libertà, ma sono una segnaletica per la libertà affinché non si autodistrugga nel pantano dell’egoismo, che è il luogo sicuro di infelicità come oggi spesso accade. Aprite gli occhi: è il messaggio della parabola di questa domenica. L’incontro con Dio è la vera perla preziosa che tutti dobbiamo cercare per essere felici. Paul Claudel, la sera del 25 dicembre del 1886, entrò ateo nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi ed uscì cantando il Magnificat. Cosa era accaduto? Mentre il coro cantava l’inno della gioia uscito dal cuore di Maria, Paul Claudel ebbe un’improvvisa ma netta illuminazione e si rese conto che la fede è la porta che introduce nella casa della gioia.
Dichiarò: «Fu un lampo. La provvidenza divina aprì il cuore di un povero figlio disperato che ero io e, mentre cantavano il Magnificat, esclamai: “Come sono felici le persone che credono! Com’era felice Maria! Voglio essere felice anch’io, voglio credere”». E così Paul Claudel divenne cristiano e da quel momento è stato un autentico cantore della fede. Ha cantato la fede come esperienza di gioia, la fede come esperienza di luce che dà senso e sapore alla vita, liberandola da ogni falsa seduzione. E oggi il vero dramma di questa società è la perdita di significato della vita ed è la conseguenza della perdita della fede. Blaise Pascal giustamente ha osservato: «Non esiste persona più felice di un vero cristiano». Ecco perché Gesù dice che il regno di Dio assomiglia ad un tesoro, assomiglia ad una perla preziosa. Tommaso da Celano, il primo biografo di San Francesco d’Assisi, racconta che il santo ogni tanto era preso da un fremito improvviso di gioia: la gioia di vivere stando tra le braccia di Dio, nell’attesa di poter vedere il suo volto nella festa dei santi, che è l’unica vera festa verso la quale noi stiamo camminando.
E allora Francesco cominciava a saltare e a cantare tra lo stupore di tutti. Francesco d’Assisi testimoniava che Dio rende felice; Dio è l’unico che può rendere felice il cuore umano. Dio è il tesoro che bisogna cercare con tutte le forze per poter sanare l’inquietudine di vuoto che ci rende infelici, e Gesù è l’unica strada per arrivare ad incontrare Dio. Ma attenti: il tesoro è nascosto. Ciò significa che il tesoro non si trova per la strada come un oggetto smarrito; Dio non è una banalità nella quale si può inciampare casualmente. Se si vuole incontrare Dio bisogna cercarlo con lo stesso ardore con cui la cerva anela ai corsi d’acqua, dice il Salmo 42. Se si vuole vedere Dio bisogna cercarlo con la stessa nostalgia con cui la sentinella nel cuore della notte attende le prime luci dell’alba, come afferma il Salmo 130. Infatti, per arrivare a sentire il fascino del tesoro o della perla preziosa che è Dio, è necessario prima aver avvertito la radicale povertà e fragilità della natura umana.
Chi è pieno di sé o è ricco di cose inutili certamente non si mette a cercare Dio, almeno fino a quando non gli crolla il castello di sabbia che si è costruito attorno e si ritrova mendicante. Chi invece ha capito di essere povero immediatamente muove il passo della ricerca umile e tenace e arriva tra le braccia di Dio, che sono una calamita che attira gli umili. Infatti la chiave che apre la porta dove si trova il tesoro è l’umiltà, cioè il riconoscimento della nostra incompletezza, della nostra povertà che solo Dio può sanare. Giovanni Papini — pensate, grande e acuto scrittore del secolo scorso — alla Verna entrò nel terz’ordine francescano, ma in gioventù era stato ateo e seguiva le idee deludenti e terribili del filosofo tedesco Nietzsche. Nel suo libro Un uomo finito Papini dichiara: «Sul mio petto c’è una pietra tombale nella quale è scritto: “Qui giace un uomo che non è riuscito a prendere il posto di Dio”».
Fanno tremare queste parole, parole terribili. Però attenti: l’orgoglio di Papini andò in frantumi e divenne umiltà, fino a scrivere: «Signore, vorrei essere come un filo d’erba che nel tuo campo ciascuno calpesta». Che cambiamento! Accade così anche a noi, e sentiremo subito due braccia che ci stringono: sono le braccia di Dio che trasmette l’unica vera felicità che Lui solo possiede. Sia lodato Gesù Cristo.
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