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don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 14 luglio 2026

Vangelo del giorno di Mt 11,20-24

Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.
Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodòma sarà trattata meno duramente di te!».

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Parola del Signore.

Il miracolo non è il fondamento della fede ma è come una provocazione a guardare le cose da un altro punto di vista.

Ascolta il commento

Ascolta il commento qui: https://youtu.be/Pidkcy4hWsg

Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite. Noi incontriamo molti miracoli nella nostra vita ma solitamente li tacciamo di essere solo il frutto del caso.

Dire che il bene che ci arriva è casuale ci deresponsabilizza davanti a quel bene, non ci fa domandare cosa ne vogliamo realmente fare, e chi vogliamo essere dopo aver incontrato quel bene.

Un credente non va alla ricerca del sensazionale, ma si accorge che i segni più grandi che Dio compie li fa nella discrezione e nel nascondimento più totale, esattamente come fanno le persone che amano davvero: non si gloriano di cose eclatanti ma godono nel fare piccoli gesti d’amore senza nemmeno essere visti.

Dio riempie di miracoli la nostra vita, cioè riempie di piccole cose di bene la nostra esistenza, ma si domanda se abbiamo trasformato quel bene gratuito in una pretesa o se l’abbiamo usato come trampolino per i nostri cambiamenti più veri.

Sarebbe bello oggi chiedere occhi per accorgercene, e coraggio per tirarne le conseguenze.

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