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don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 12 luglio 2026

Contrariamente a tutti i nostri buoni propositi – in questo caso è la scelta di fare riferimento solo alla forma integrale del Vangelo e non a quella breve, quando presente – oggi riportiamo nella registrazione proprio quest’ultima. Lo facciamo solo per motivi di tempo, tant’è che poi terremo presente il testo intero.

È un Vangelo, come spesso accade, molto misterioso. Si fa riferimento ad un giorno ben specifico ma non sappiamo quale sia. Impariamo che esci di casa, da dove hai parlato alle folle – ma quant’era grande questa casa? -.

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Lì tua madre e i tuoi fratelli si sono rifiutati di entrare, capiamo che c’è qualcosa sotto ma non sappiamo cosa. Siedi, così come hai fatto sulla montagna al capitolo 5, ma stavolta sei in un posto nuovo nel panorama biblico.

Siamo in riva al mare, dove nell’antichità classica nascevano le dee e nella Bibbia il pesce sputò Giona rassegnato a compiere la volontà di Dio. Assistiamo poi ad una scena che nel Vangelo si ripete più volte: c’è una folla così grande che sei costretto a salire su una barca.

Il mare di Galilea è caratterizzato da tante piccole insenature, teatri naturali e l’acqua offre supporto tecnico propagando i suoni e tenendo lontana la folla. Il fatto che sei seduto è fondamentale, lo si ripete, così come il fatto che la folla è sulla spiaggia.

Idealmente si è costruita una contrapposizione, un confine terra-mare. Quella diga stabilita il terzo giorno della creazione in cui gli ebrei avevano letto la distinzione tra ciò che era solido, percorribile, amico, la terra – che però poteva diventare anche straniera, luogo di esilio – e il mare infido che nascondeva mostri e richiamava la morte ma costringeva anche ad affidarsi a Dio.

Dici loro molte cose in parabole. “Loro” sono la folla. Le parabole saranno in tutto sette, le ultime tre riservate ai discepoli.

La prima è una delle nostre preferite: racconta del gesto insensato di un seminatore che butta il seme apparentemente a casaccio. Non solo nel terreno buono, anche sulla strada, sui sassi e tra i rovi.

Considerando che si seminava a mano e che ogni chicco gettato era cibo in meno per i figli – racconta il salmo 126 che era un gesto compiuto tra le lacrime – questo disgraziato di un agricoltore butta via coscientemente gran parte del suo patrimonio. È un gesto che solo un ricco può permettersi. Oppure qualcuno di infinitamente misericordioso, il cui stile è donare in modo sovrabbondante.

Ci fa pensare a Te, che hai donato la Tua vita per la salvezza di noi che siamo assolutamente ingrati. Una parabola cui spesso ricorriamo quando ragioniamo sugli stili educativi.

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Il brano prosegue con la parte che nella versione breve è tagliata e ricominciano le cose che non capiamo. I discepoli si avvicinano – sulla barca…? – e Ti chiedono perché parli alle folle in parabole. Soprassedendo sul fatto che poi parlerai anche a loro nello stesso modo, la Tua risposta ci manda in crisi.

Dici che lo fai perché così “loro”, a cui non è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, non capiscono. A chi ha verrà dato e a chi non ha sarà tolto… Qui siamo noi che non capiamo.

Poi citi un brano del profeta Isaia. Se andate a leggere il testo, nel capitolo 6 vi accorgete che ci sono delle piccole differenze.

Il Vangelo non usa la versione ebraica ma un’antica traduzione greca detta dei “settanta” – coinsiderata a suo modo da alcuni ispirata da Dio – in cui la chiusura del cuore del popolo, causa del non poter comprendere, è per colpa del popolo stesso. Mentre nella nostra traduzione attuale è conseguenza della predicazione del profeta, quindi voluta da Dio.

L’idea iniziale è che se tutto viene da Te anche il male è una Tua punizione. Già nella Bibbia però s’inizia a capire che invece il male dipende dal nostro “no” a ciò che ci doni. Questo dovrebbe tra l’altro far pensare che la fedeltà alla tradizione deve fare i conti con la sostanza del messaggio cristiano, che sei Tu, sono le Tue parole. Non ad obbedienze formali, a comprensioni letterali che sono a rischio di fondamentalismo.

Coerentemente con il capitolo precedente in cui si mostra un’opposizione polemica contro di Te, il Vangelo di questa domenica ci dice che le parabole sono vere e proprie provocazioni. Ci colpiscono emotivamente più che intellettualmente.

Sono colpi bassi: è vero, il seminatore è stupido. Eppure un Dio che agisce così alla fine ha ragione, perché il raccolto sarà sovrabbondante.

Tu sei il Dio che ci parla dal mare dell’incertezza, fuori dalla casa delle nostre abitudini. Stai seduto, non hai bisogno di arringare le folle. Parli nello “stesso giorno”, nel presente della nostra vita. Se ci facciamo coinvolgere nel nostro rapporto con Te, abbiamo già moltissimo. Molto di più ci verrà dato.

don Claudio Bolognesi