Il mistero della semina e il metodo di Gesù
Il contadino che semina con il sudore della fatica e la fiducia del raccolto, il seme che nella profondità del terreno sogna, e prima di germogliare deve spezzarsi, deve morire.
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Ci sono terreni e terreni, ma il seme è sparso ovunque, attecchisce, grazie alla tenerezza del terreno, al sole, alla pioggia, e un giorno sarà una pianta bella, grande.
“Secondo le usanze agricole palestinesi la semina avveniva prima che il terreno fertile venisse arato: il contadino spargeva il seme con abbondanza per ogni dove, in un modo che certamente ci stupisce. Così – dice Gesù – una parte del seme cade lungo la strada, dove viene divorata dagli uccelli; un’altra parte cade tra i sassi e subito germoglia ma poi, allo spuntare del sole, secca per mancanza di radici; un’altra parte cade tra le spine, che ben presto la soffocano; un’altra parte cade infine sulla terra buona e porta frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta” (EB).
Gesù non solo è un gande narratore, si serve di brevi parabole, creazioni sapienziali e letterarie che nascono dalla sua capacità di gratuità e di contemplazione del reale, dal tempo trascorso a ripensare gli eventi quotidiani che egli osserva, ma ammira la natura, anzi la contempla: “il seme”, “il contadino”, “i gigli del campo”, “la pianta di fico”.
Punta lo sguardo sulla bellezza del dono e sulla fedeltà del Donatore. Sì, Dio è fedele e mantiene le sue promesse. Partiva dal basso per parlare dell’opera del vangelo, le parabole del regno, inserendole nella dinamica con cui Dio interviene nella storia per realizzare il suo progetto di Dio. L’evangelo di Matteo, diviso in cinque parti, una di queste sono i “discorsi parabolici”, e questa è l’overture di tutto il discorso parabolico che inizia con il seminatore.
I tipi dei terreni
Quattro tipi di terreno: il seme gettato che non cade tutto nella terra buona: sentiero, spine, sassi. Inevitabilmente in ogni impresa qualcosa va perduto, diciamo che ci saranno “fallimenti”, ma il risultato positivo ci sarà. L’importante sarà seminare. La Parola di Gesù è un confronto, una certa realizzazione del progetto di Dio. Il frutto, è una percentuale da sogno, irrealizzabile in natura, secondo il vangelo. Gesù non lascia i suoi uditori nell’enigma, poi segue la spiegazione allegorica della parabola, che ha sottolineato il valore dei quattro tipi di terreno.
La centralità dell’ascolto
C’è chi ascolta in maniera superficiale e non attecchisce nulla, c’è chi non ha radici ed è incostante, c’è chi si lascia soffocare da altre preoccupazioni o problemi ma ci sono quelli che l’ascoltano e la comprendono e portano frutto in abbondanza. L’applicazione morale e allegorica ribadisce l’insegnamento di Gesù. Ecco la dimensione centrale della parabola del seminatore, l’ascolto.
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“Un quotidiano esercizio di ascolto che però non va inteso come uno sforzo meritorio, bensì come un predisporre tutto affinché la parola di Dio possa operare in noi. Bisogna infatti essere consapevoli che la Parola è sempre efficace (cf. Is 55,10-11; Eb 4,12-13) e nella sua potenza non lascia mai ciò che incontra nella situazione di partenza. Di fronte ad essa non si può restare neutrali e indifferenti: o la si accoglie e ci si converte oppure, se essa viene respinta, indurisce il cuore di chi la rifiuta” (EB).
La promessa e il futuro
Il brano ha un’ultima parola: speranza. C’è la forza della Parola di Dio, se “il popolo è come l’erba, secca, la parola di Dio rimane in eterno, non ritorna a lui senza effetto”. Dio manda la sua parola e compie ciò per cui l’ha mandata, come recita il salmo: “Dio visita la terra e benedice i germogli della terra, la terra viene fecondata perché l’acqua che viene dal Signore, ottiene questa fecondità. All’inizio dicevamo della fatica della semina: prove, difficoltà, ma la prospettiva futura è quella del raccolto e della gloria. “Geme e soffre, come una donna partoriente, la vita nasce dal dolore, ma nel momento in cui il figlio è nato, il dolore è superato”. Noi che abbiamo le primizie dello Spirito gemiamo interiormente, aspettiamo l’adozione a figli, non lo siamo pienamente. Tendiamo verso la pienezza futura, verso il compimento. La Parola di Dio, realizza quello che ha promesso, e porterà una messe di frutti.
“Mentre noi siamo soliti dire e poi non fare, promettere senza poi mantenere, Dio invece sembra incapace di dire qualcosa che non desidera veramente, di promettere ciò per cui non sia disposto a pagare fino in fondo il prezzo, offrendo la sua stessa vita. Per questo la sua parola è «viva, efficace» (Eb 4,12), un seme dotato di una straordinaria forza che deriva dal fatto che quando Dio decide di rivolgere una parola non esiste alcuna scissione tra ciò che egli dice e ciò che egli fa(rà)” (RP).
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

