Lo scendere della pioggia, l’andare di chi semina, l’uscire della parola, sono tre movimenti da riconoscere nel testo profetico di Isaia.
La pioggia scende e inizia un processo di trasformazione che si genera nell’incontro con la terra. Da questo scendere sorge possibilità di vita, frutti, seme al seminatore e pane da mangiare. L’acqua è elemento essenziale della vita e chi vive nel deserto conosce e sa perché la sua mancanza è morte. “Quanto il cielo sovrasta la terra tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”.
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La pioggia scende dall’alto come dono di vita di un Dio che ha pensieri altri dai nostri pensieri: il ‘pensare’ di Dio è la gratuità del suo amore, così come lo scendere della pioggia è gratuità, dono sovrabbondante, senza limiti e condizioni. E il suo scendere tocca ogni genere di terreno aprendo possibilità di vita. Ogni piccolo seme può germogliare: c’è una meraviglia di fecondità che sorge dall’incontro.
La terra attende, l’acqua arreca vitalità, nulla è trascurato o lasciato ma tutto trova modo di fiorire. Lo scendere della pioggia è metafora di un venire della Parola di Dio che suscita ogni nuovo germoglio dalla terra. Qualsiasi realizzazione, ogni azione ed opera trova origine in un venire della parola di Dio. La parola di Dio dice e attua. La parola di Dio quando ci raggiunge è già un gratuito operare di Dio per noi, in noi.
Il percorso della parola sta al centro anche della pagina del vangelo, racconto del seminatore. Non tanto un messaggio sulla diversità dei terreni, ma una parabola che guarda al seminatore e alla fecondità del seme gettato in perdita a piene mani: il seme è infatti gettato con abbondanza, senza calcoli, ovunque, senza preoccupazione di spreco.
E’ gratuità senza calcolo: una abbondanza che corrisponde all’ampiezza del cuore che sa dare e attendere. Il seminatore esce a seminare e il seme cade ovunque. Gesù presenta un messaggio che non è lontano dalla vita. Di fronte all’azione del seminatore che getta il seme della parola con tanta abbondanza che fare? L’invito è a riconoscere questa gratuità, lasciarsi coinvolgere, accogliere l’abbondanza e lasciare che trasformi l’esistenza.
Un primo messaggio è che alla fine il raccolto sarà sorprendente nonostante tutte le difficoltà, nonostante i fallimenti: anzi avrà un esito spropositato. La parola di Dio è efficace: noi vediamo i fallimenti, lo spreco, ma i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, il suo amore è misericordia al di là di ogni calcolo. La sua azione ha fecondità inedita e il seme che sembrava sprecato porta frutto oltre ogni previsione. E’ una parola di speranza e di compassione per la nostra vita.
Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.
p. Alessandro Cortesi op
Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.

