Osèa ci ricorda che possiamo avere tanti risultati e un cuore distratto, infatti dice: «dissodatevi un campo nuovo», perché il problema non è ciò che facciamo, ma il terreno che custodiamo dentro.
Anche Gesù, nel Vangelo, chiama per nome i Dodici e li manda in missione. Prima ancora di chiedere qualcosa, dona loro fiducia. È così che nasce ogni vocazione: qualcuno ci guarda e vede in noi più di quanto vediamo noi stessi.
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Anticamente, il maestro sceglieva i suoi discepoli, ma era raro che affidasse subito una missione. Gesù invece li coinvolge immediatamente, perché si cresce camminando. Cercare il Signore, allora, significa smettere di vivere con il pilota automatico. È come un vecchio telaio da ricamo dove il tessuto, se non è ben teso, produce punti confusi, quando invece viene sistemato con cura, ogni filo trova il suo posto e appare un disegno chiaro.
Così fa Dio con noi. Non ci sostituisce, ma tende con pazienza la nostra vita perché emerga la bellezza che aveva pensato. Oggi, nelle amicizie, nelle chat o nelle relazioni, rischiamo di scegliere ciò che dà approvazione immediata invece di ciò che fa crescere davvero.
Dio non cerca persone perfette, ma persone disponibili a lasciarsi trasformare. E questa può essere la giornata giusta per iniziare.
don Domenico Bruno
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