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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 3 luglio 2026

“Se non vedo… non credo.” È la frase che, prima o poi, abita il cuore di tutti noi. Tommaso non è l’uomo del dubbio: è l’uomo che pretende di fare di Dio un’esperienza misurabile. E quante volte facciamo lo stesso! Vorremmo vedere Dio con gli occhi, toccarlo con le mani, avere prove inconfutabili della sua presenza. Vorremmo un Dio che si lasci verificare.

Ma Dio non si lascia possedere. Si lascia incontrare.

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Gesù non umilia Tommaso. Si lascia toccare, ma subito lo conduce oltre: «Non essere incredulo, ma credente.» Come a dire: non fermarti alle ferite del mio corpo, entra nel mistero della fede.

Anche noi sogniamo di vedere e toccare Dio. Eppure Dio si vede e si tocca anzitutto nella fede, non nella carne. È la fede che apre gli occhi del cuore. Senza la fede, anche davanti ai miracoli rimarremmo ciechi. Con la fede, invece, ogni realtà umana diventa trasparenza di Dio.

Quando impariamo a “toccare” Cristo con la fede, allora scopriamo che Egli è presente nelle ferite, nei poveri, nell’Eucaristia, nella Parola, nella Chiesa, nelle persone che ci vivono accanto. Perfino la nostra carne, con i suoi limiti e le sue fragilità, diventa luogo della sua presenza.

La vera domanda, allora, non è: “Dov’è Dio?” La domanda è: “Ho occhi di fede per riconoscerlo?”

Tommaso passa dal bisogno di toccare alla più alta professione di fede del Vangelo: «Mio Signore e mio Dio!» È il punto di arrivo di ogni discepolo: non cercare più prove, ma consegnare la vita a Colui che, pur invisibile agli occhi, si rende presente a chi crede.

«Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.» È la beatitudine di tutti noi. Non è una fede più povera di quella di Tommaso: è una fede più libera, perché nasce dall’amore e dalla fiducia, non dall’evidenza.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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