I. Lo scrittore mozambicano Mia Couto, famoso non solo in Mozambico e in Africa ma anche a livello internazionale, nel suo libro L’universo in un granello di sabbia (2019) scrive: «La fatica che sentiamo non è tanto quella di un lavoro accumulato, ma di un quotidiano fatto di routine e di vuoto. Ciò che più stanca non è lavorare molto. Ciò che più stanca è vivere poco. Ciò che realmente stanca è vivere senza sogni». Sono parole che colpiscono profondamente. Non parlano della stanchezza del corpo, ma della stanchezza dell’anima, della routine, della monotonia, dell’insipidezza della vita. Gli psicologi parlano di una forma di stanchezza interiore, di esaurimento dell’anima, di un indebolimento della psiche che si manifesta con senso di dubbio, di scrupolo e d’incompiutezza. È una condizione, per certi aspetti, simile all’ipocondria. Chi di noi non ha mai sperimentato questa stanchezza dell’anima? Se davvero ciò che più stanca è vivere senza sogni, allora che la domanda è: chi ti fa sognare?
II. Anche Gesù si è stancato. Nel Vangelo di questa domenica lo troviamo reduce da un momento difficile, fatto di incomprensioni, contestazioni e abbandoni. Gli scribi e i farisei erano contro di Lui perché annunciava un Dio diverso da quello che si erano costruiti. Lo stesso Giovanni Battista arrivò a dubitare: «Sei tu colui che deve venire?». Anche molti discepoli lo abbandonavano perché il suo messaggio diventava sempre più esigente.
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Evangelizzare non è mai stato facile, né allora né oggi. Se persino Gesù ha faticato a scalfire la mentalità del suo tempo, pensiamo davvero di essere più bravi di Lui? Che cosa fare allora? Cadere nello sconforto? No. Facciamo quello che ci dice oggi Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».
Gesù non si lascia vincere dalla stanchezza, ma si abbandona al Padre e prega: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Queste parole riguardano anche noi. Se conosciamo il Padre è perché il Figlio ha voluto rivelarcelo. E tu? Non hai mai ringraziato il Signore per il dono della fede?
Il nostro compito non è convertire il mondo, ma testimoniare il Vangelo, seminando con fedeltà. Sarà poi il Padre, nella sua benevolenza, a far crescere il seme nel cuore di chi vuole Lui. Perciò, anche quando ci sembra che il nostro lavoro non produca nulla, non perdiamoci d’animo. Diceva Nelson Mandela: «Il vincitore è un sognatore che non si è arreso». Il nostro compito è seminare. Il resto appartiene a Dio.
III. Per concludere. Mia Couto ha scritto: «Ciò che realmente stanca è vivere senza sogni». Ma noi non siamo senza sogni. Il nostro sogno non riguarda una cosa, ma una Persona. Il nostro sogno è Gesù. È Lui che continua a farci sognare. Il nostro sogno è che tutti possano conoscerlo e amarlo. Per questo non ci stanchiamo mai di parlare di Lui, fino all’ultimo giorno della nostra vita.
Non c’è tempo per dormire. I sogni veri non sono quelli che facciamo quando dormiamo, ma quelli che non ci lasciano dormire, perché i veri sognatori non dormono mai. E tu, chi ti fa sognare?
