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Carlo Miglietta – Commento alle letture di domenica 21 giugno 2026

Testimoni fino al martirio 

Letture: Ger 20,10-13; Rm 5,12-15;  Mt 10,26-33

Il messaggio di Gesù, annuncio di grazia sovrabbondante per tutti (seconda lettura: Rm 5,12-15), proclamazione di vita e di speranza, di giustizia e di amore, di uguaglianza e di fraternità, si è scontrato con violenza contro le potenze di questo mondo, contro la logica dei ricchi e degli oppressori, e Gesù è stato perciò crocifisso: analogamente, il discepolo che segue il suo Maestro troverà l’opposizione del mondo: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me…

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Poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,18-19). I cristiani saranno perseguitati con ogni mezzo per causa di Cristo (Vangelo: Mt 10,26-33; cfr 5,11), come furono prima perseguitati i profeti (prima lettura: Ger 20,10-13; cfr Mt 5,12; At 7,52): perché “un discepolo non è da più del maestro, nè un servo da più del suo padrone” (Mt 10,24; Gv 15,20). 

Scriveva papa Benedetto XVI: “Nella lettera ai Filippesi, Paolo, mentre è in prigione e attende il suo processo, parla della possibilità del martirio, e lo fa sorprendentemente in un linguaggio liturgico: «anche se  il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento»” (Fil 2,17-18). La morte testimoniale dell’apostolo ha un carattere liturgico, è versare la vita come dono sacrificale, un lasciarsi spargersi per gli uomini. Avviene qui l’unione con l’autodonazione di Gesù Cristo, con il suo grande atto di amore, che come tale è la vera adorazione di Dio… Egli entra nella piena comunione con la Pasqua di Gesù Cristo e così diviene con lui Eucarestia”. 

Vivere con coerenza l’Eucarestia, farsi dono totale, farsi quindi amore, può portare al martirio. Vivere l’Eucarestia significa essere disposti anche alla persecuzione, a professare la logica dell’amore davanti ai tribunali, come Pietro (At 4,20) e come Stefano (At 7,56). In ogni Messa siamo chiamati ad una scelta di fondo nella nostra vita: una logica eucaristica o antieucaristica, il servire o il servirsi, l’umiliazione o la gloria, il martirio o la potenza. La scelta è tra il bere lo stesso calice di Cristo, subendo il suo stesso battesimo (Mc 10,39), amando fino alla fine (Gv 13,1), o il sedersi su troni come i capi delle nazioni (Mc 10,37.42). 

Uniti al Cristo eucaristico, non siamo chiamati a possedere, ma a dare, non siamo chiamati al dominio, ma al martirio, alla testimonianza (in greco “martyrìa”) fino al dono di noi stessi. Ogni Eucarestia, il sacramento in cui Cristo offre tutta la sua vita, ci richiama a meditare sulla nostra vocazione al martirio. Il martirio non è più un fenomeno di altre epoche, o relegato in qualche sperduto paese di missione. Affermava il cardinal Martini: “Ci sono stati probabilmente più martiri in questo secolo che non nei primi secoli di persecuzione… Ci eravamo forse un po’ abituati a considerare il martirio come un evento dei tempi passati, qualcosa che appartiene ai primi secoli della Chiesa, quello delle grandi persecuzioni degli imperatori romani”. Scriveva Giovanni Paolo II: “Al termine del secondo millennio la chiesa è diventata nuovamente chiesa di martiri” (Tertio Millennio Adveniente, n. 37).

Secondo la “World Watch List, Lista di controllo mondiale 2026, sono 388 milioni i cristiani perseguitati, e la maggioranza, 201 milioni, sono donne o bambine e 110 milioni sono minori di 15 anni». La Corea del Nord – della quale nessuno parla o scrive – si conferma il Paese dove è più pericoloso essere cristiani. Ma nella lista dei Paesi con un preoccupante livello di persecuzione figurano i Paesi islamici: Somalia, Eritrea, Libia, Afghanistan, Yemen, Sudan, Mali, Nigeria, Pakistan, Iran, India, Arabia Saudita, Myanmar e Siria, dove tanti credenti sempre più sono chiamati a testimoniare fino alla fine la loro fedeltà a Cristo. Il martirio è nuovamente al cuore della Chiesa: ed è un vero segno di ecumenismo che si trovino accumunati in esso cristiani di diverse confessioni. 

L’Eucarestia è qualcosa di estremamente serio e impegnativo: celebrarla non è un mero rituale che scarica la coscienza: è farsi uno con Cristo, per poi uscire nel mondo e diventare come lui dono totale, senza remore o limitazioni, disposti a sacrificare la vita per amore… gio, una decisione presa davanti a tutti di «darsi» e «spargersi» per la moltitudine, come Cristo” (O. da Spinetoli). 

Il commento alle letture della domenica a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito è “Buona Bibbia a tutti“.