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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 14 giugno 2026

La compassione di Gesù

Il vangelo di oggi comincia scoprendoci i sentimenti interiori di Gesù. Nei testi si parla di “viscere”, quindi di sentimenti “viscerali” di Cristo. Gesù ha un cuore umano pieno di carità divina. Interessante penetrare nel cuore di Cristo.

Cristo ha compassione delle folle. Da questo, diremmo noi, scaturisce l’azione pastorale, ci mettiamo in moto, facciamo i progetti di lavoro pastorale. Gesù ha compassione delle folle perché? Potrebbero essere tante le ragioni per avere compassione, la povertà, il lavoro, la salute, la fame; invece, ciò che preoccupa Gesù è che sono “come pecore senza pastore”. E sono tutti “le folle” che hanno bisogno di pastori che le guidino e permettano loro di avere una vita serena e feconda.

Gesù manifesta la sua compassione con un invito a pregare Dio, il padrone della messe, di mandare operai nella sua messe. Gesù vede “una folla” che deve diventare “messe” per la quale sono necessari operai per guidarla. Una sequenza indispensabile da tenere presente perché contiene il cammino dell’umanità verso Cristo, verso il Regno di Dio. All’inizio di ogni missione c’è un sentimento viscerale di compassione. Il motivo della compassione è la stanchezza e l’abbattimento delle folle paragonate a pecore disorientate che sono disperse sui monti, perché non hanno pastore che le guidi.

Gesù si rivolge ai suoi discepoli (che sono dodici) e li invita a pregare. Non basta infatti che la messe sia abbondante: occorre che il Padrone mandi operai sufficienti a raccoglierla nei granai. Nulla va da sé: occorre sempre chiedere, pregare, il mandato missionario nasce anche dalla preghiera oltre che dalla compassione.

Quando si parla dell’insuccesso della predicazione messianica primitiva presso Israele o del rifiuto opposto al Vangelo, fra le altre cose si deve mettere in conto anche questa: forse la chiesa non ha pregato abbastanza e le sue forze sono state troppo poche. L’invito di Gesù alla preghiera conserva tutto il suo valore fino ad oggi, perché la sua compassione non si è esaurita.

Gesù prende l’iniziativa: sceglie dodici discepoli, che poi saranno chiamati dodici apostoli. Stupisce che in un primo momento limiti la loro missione alle “pecore perdute della casa di Israele”, perché siamo abituati al comando di Gesù di andare tutti. Qui il comando del Padre è limitato.

Nella prima lettura Dio dice agli Israeliti: “Voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli. In realtà il suo invio è a vantaggio di tutta l’umanità come dirà ad Abramo: “In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. Il piano di Dio è universale, ma questa universalità dovrà realizzarsi a tappe perché non è possibile comunicare a tutti nello stesso tempo una relazione particolare con Dio. La conclusione di questa estensione sarà la passione, la morte e la Resurrezione di Gesù. Con esse vengono soppressi tutti i limiti perché Gesù è morto per i peccatori e tutti gli uomini sono peccatori.

La salvezza promessa ad Israele è stata offerta a questo popolo e nello stesso tempo a tutti i popoli perché il piano divino prevedeva la salvezza per tutti.

Accogliamo in noi la compassione di Gesù per le folle. Se abbiamo in noi questa compassione la nostra vita sarà orientata verso una missione che corrisponde al desiderio di Dio.mpre.

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