“Se quella casa non è degna, la vostra pace ritorni a voi.”
Questa è forse una delle parole più liberanti del Vangelo.
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Molti cristiani vivono la fede come se dovessero convincere tutti, salvare tutti, ottenere risultati, raccogliere approvazioni. Quando non vengono ascoltati si scoraggiano, si arrabbiano o si sentono falliti.
Gesù, invece, dice qualcosa di sorprendente: annunciate il Regno, donate ciò che avete ricevuto gratuitamente, portate pace, guarigione e speranza. Ma non imponete nulla. Non trattenetevi dove il Vangelo non viene accolto. Non mendicate consenso. Non perdete la pace.
Il discepolo non è il padrone dei cuori. È solo un seminatore.
C’è una sottile tentazione spirituale: credere che la conversione degli altri dipenda da noi. In realtà possiamo testimoniare, amare, servire, pregare, ma non possiamo sostituirci alla libertà di nessuno. Dio stesso non lo fa.
Per questo Gesù chiede discepoli liberi: liberi dal denaro, dal possesso, dall’ambizione, ma anche dal bisogno di essere accettati da tutti. Chi vive dipendendo dall’approvazione degli altri perde facilmente la pace. Chi vive radicato in Cristo può essere rifiutato senza diventare amaro.
Quante energie sprechiamo cercando di convincere chi non vuole ascoltare, mentre trascuriamo chi sta aspettando una parola di speranza! Quante volte rincorriamo porte chiuse e non vediamo quelle aperte!
La vera maturità spirituale non consiste nel conquistare tutti, ma nel custodire la pace che Cristo ci ha affidato. Una pace che non dipende dagli applausi né dai rifiuti.
Il Regno di Dio si annuncia con passione, ma si rispetta sempre la libertà dell’altro. Perché l’amore autentico non forza, non manipola, non invade. Propone e attende.
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E quando una porta si chiude, il discepolo non porta via rancore. Porta via la sua pace. Per continuare il cammino verso chi è pronto ad accoglierla. Non bisogna piacere a tutti e a tutti i costi. Nemmeno Gesù è piaciuto a tutti.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
