don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 14 giugno 2026

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La fragilità come alleanza: oltre il delirio dell’autonomia

Il commento per questa domenica, di don Fabio Rosini, analizza la liturgia dell’undicesima domenica del tempo ordinario, centrata sul profondo bisogno umano di Dio e sul superamento del mito dell’autosufficienza. Don Fabio contrappone l’illusoria antropologia dell’uomo vincente, figlia del secolo scorso, alla realtà biblica della nostra fragilità e debolezza, paragonandoci a pecore che necessitano di una guida costante.

Viene sottolineato come l’alleanza con il Signore non richieda perfezione o successi mondani, bensì l’accettazione della propria vulnerabilità per aprirsi alla vera misericordia. Persino la scelta dei dodici apostoli riflette questa logica, poiché Gesù ha chiamato uomini limitati e imperfetti per compiere la Sua opera di guarigione e consolazione. In definitiva, la spiritualità proposta invita a rinunciare alla pretesa di bastare a se stessi per riscoprirsi figli alleati di Dio, capaci di amare proprio a partire dai propri fallimenti.

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Nella liturgia di questa domenica, le letture ci pongono di fronte a una domanda fondamentale: cosa significa essere “proprietà del Signore”?. Don Fabio Rosini ci guida in una riflessione profonda che parte dalla proposta di alleanza di Dio in Esodo 19, per arrivare allo sguardo di Gesù nel Vangelo, colmo di compassione per folle stanche e sfinite, come “pecore che non hanno pastore”.

L’inganno dell’uomo “vincente”

L’immagine della pecora è centrale: si tratta di un animale che, per sua natura, non può sopravvivere da solo, ma ha bisogno di un gregge e di una guida che lo conduca al cibo e all’acqua. Questa verità si scontra però con un’antropologia distorta, figlia del “delirio del Novecento”, che esalta l’uomo autonomo, forte e autosufficiente.

Questa pretesa di farcela da soli ha prodotto un profondo senso di inadeguatezza e ansia da insufficienza, portando molti, specialmente i giovani, a sentirsi costantemente non all’altezza della vita. Come accadde in Genesi 3, la rivendicazione di autonomia si risolve inevitabilmente nella scoperta della propria nuda fragilità e nella vergogna.

Un “casting” di persone fragili

La scelta di Gesù per i suoi dodici apostoli è emblematica: non ha cercato dei “vincenti”, ma persone segnate da limiti e debolezze. Dall’impulsività di Pietro ai dubbi di Tommaso, fino al tradimento di Giuda, il casting di Gesù sembra quasi “sbagliato” secondo i criteri mondani. Eppure, sono proprio questi uomini fragili a essere inviati per consolare, guarire e liberare gli altri.

Il loro compito è contrastare lo “spirito impuro”, quel miscuglio tra la memoria della grandezza divina dell’uomo e i sentieri errati del maligno che portano alla rivalità e all’infelicità.

Dallo schema della vittoria all’addestramento all’amore

Gesù ci invita a guardare oltre l’ossessione per l’apparenza e i nostri “deodoranti esistenziali”. Egli non ci chiama alla perfezione secondo gli schemi idolatrici del mondo, ma a una chiamata all’amore. La vera realizzazione dell’uomo non sta nello sbaragliare gli avversari o nel vincere ogni battaglia, ma nel possedere tenerezza e misericordia nel cuore.

La nostra vita non deve essere un addestramento alla vittoria, ma un addestramento all’amore.

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Conclusione: Vivere da alleati

Accettare di essere “pecore senza pastore” significa uscire dal delirio dell’autonomia per entrare nella verità dell’alleanza con Dio. La nostra forza non risiede in una dotazione personale sufficiente, ma nella consapevolezza di avere un Padre celeste. Solo smettendo di esigere da noi stessi di essere ciò che non siamo, possiamo essere curati, sanati e portati alla vera vita da chi ci ama.

Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini

Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 14 giugno 2026 – Anno A, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).