Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 7 giugno 2026

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Nelle domeniche che seguono la Pentecoste, la liturgia ci conduce a contemplare due grandi misteri della fede cristiana: la Santissima Trinità e il Santissimo Corpo e Sangue del Signore. Dopo aver celebrato il dono dello Spirito Santo, la Chiesa continua a fissare il suo sguardo sul cuore stesso della vita cristiana: il mistero di Dio e il mistero della sua presenza in mezzo a noi.

Se viviamo immersi nell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, viviamo anche dell’Eucaristia e nell’Eucaristia. Essa non è semplicemente uno degli aspetti della vita ecclesiale: ne è il centro vitale, la sorgente e il culmine. Per questo la solennità del Corpus Domini ci invita a riscoprire il valore immenso della fede della Chiesa nell’Eucaristia.

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Essa è il vero tesoro che possediamo in questo mondo; è la realtà più preziosa che custodiamo e celebriamo. È certamente importante costruire opere di carità, promuovere la giustizia, sostenere iniziative educative e sociali. Tuttavia, il cuore da cui tutto nasce e verso cui tutto converge rimane sempre l’Eucaristia.

In questo augustissimo Sacramento non ci viene soltanto ricordato ciò che Gesù ha detto o compiuto: è Lui stesso, vivo e vero, che continua a donarsi al suo popolo. La fede cattolica professa che, nella consacrazione, il pane e il vino diventano realmente il Corpo e il Sangue di Cristo. Non si tratta di un simbolo o di una semplice memoria, ma della presenza reale del Signore risorto che rimane in mezzo a noi.

Per questo, lungo i secoli, la Chiesa ha custodito con venerazione questo mistero e ha visto anche nei miracoli eucaristici una conferma straordinaria della fede ricevuta dagli Apostoli. L’Eucaristia è il cuore della Chiesa. In essa diventiamo contemporanei dell’unico sacrificio di Cristo sul Calvario; riceviamo i frutti della sua redenzione e veniamo trasformati dal suo amore.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù si presenta come il Pane della Vita. Egli porta a compimento il segno della manna nel deserto e offre all’umanità un nutrimento che dona la vita eterna. Chi si nutre di Lui non rimane nella morte, ma partecipa già ora della vita nuova che sgorga dalla sua Pasqua.

L’Eucaristia è il pane del cammino, il cibus viatorum, il nutrimento dei pellegrini. E, a differenza di ogni altro cibo, che viene assimilato da chi lo mangia, nell’Eucaristia avviene qualcosa di unico: siamo noi a essere assimilati a Cristo. Ricevendolo con fede, veniamo progressivamente trasformati in Lui; la nostra vita assume sempre più i suoi sentimenti, il suo modo di amare, di servire e di donarsi.

Per questo i santi hanno sempre riconosciuto nell’Eucaristia il segreto della loro santità. Essa è il pegno della nostra immortalità, il sacramento che ci rende partecipi della vita risorta del Signore e ci prepara alla comunione piena con Lui nel Regno.

La solennità del Corpus Domini è dunque un invito a rinnovare la nostra fede nella presenza reale di Gesù e a verificare il modo in cui ci accostiamo alla Santa Comunione. Quante volte riceviamo un dono così grande senza la necessaria consapevolezza, senza il raccoglimento e la preparazione interiore che esso richiede?

Il Signore continua a offrirsi a noi con infinita umiltà; a noi spetta il compito di accoglierlo con cuore aperto, purificato dal pentimento e illuminato dalla fede. L’adorazione e la processione eucaristica che tradizionalmente accompagnano questa festa manifestano esteriormente ciò che la Chiesa crede interiormente: Cristo è realmente presente in mezzo al suo popolo e continua a camminare con esso nella storia.

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Quanto più ci lasciamo trasformare dalla sua presenza, tanto più diventiamo segni vivi della sua carità nel mondo. L’Eucaristia non ci allontana dalle necessità dei fratelli; al contrario, ci rende capaci di riconoscere Cristo nei poveri, nei sofferenti, negli ultimi. Chi si nutre del Corpo di Cristo è chiamato a diventare, a sua volta, presenza di Cristo per gli altri.

Che questa solennità ravvivi in noi lo stupore davanti al dono dell’Eucaristia e il desiderio di essere, nel mondo di oggi, autentici tabernacoli viventi della presenza del Signore, portando ovunque la luce della fede, la forza della speranza e la concretezza della carità.

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.