Ascensione del Signore
“Oggi sono felice, felice, felice, perché Gesù è felice perché è tornato al Padre”: scrive Charles de Foucauld nel suo commento alla festa dell’Ascensione del Signore. Anche noi possiamo condividere i suoi sentimenti perché il ritorno di Gesù al Padre rappresenta la conclusione della redenzione e la sua esperienza ci coinvolge e ci rende molto felici.
La felicità del Capo è la felicità delle sue membra.
La prima ragione di gioia è che Gesù salendo al Padre porta con sé l’umanità con i suoi problemi e la sua storia che presenta al Padre pregandolo per noi. San Paolo ci assicura che Gesù vive sempre dinanzi al Padre ad intercedere per noi, per questo ci ha assicurato che qualunque cosa chiederemo nel suo nome Egli ce la concederà.
È la festa dell’umanità che è entrata nella Trinità. Veramente la Grazia è più grande della creazione. L’uomo che è stato creato per la comunione con Dio, ma era stato cacciato dal Paradiso per la sua scelta di peccato, viene salvato dal Nuovo Adamo e la sua vocazione alla comunione con Dio si realizza addirittura introducendolo nella stessa Trinità, nella famiglia stessa di Dio: “Voi siete Dei e Figli dell’Altissimo”.
Non possiamo dimenticare che il Corpo, di cui facciamo parte, il Corpo mistico di Cristo, è in una situazione particolare, il Corpo è in terra e il Capo è in cielo. Simone Weill era entusiasta di questa immagine del Corpo mistico di Cristo, ma faceva notare la difficoltà nel vedere che i Cristiani vivono come un corpo senza capo, si son dimenticati che il capo del loro Corpo è in cielo Glorificato.
Sapere che il Nostro capo è in cielo glorificato e che ci tiene un posto che è andato a prepararci è essenziale per la nostra vita cristiana. Su questa terra siamo nella lotta e tra le difficoltà ma, come Mosè che sul monte era in preghiera quando il popolo era in guerra, c’è Gesù che ci assicura la vittoria finale, anzi ha già vinto la guerra, a noi restano delle battaglie finali di conquista del terreno ancora nelle mani del nemico che è destinato “a essere posto sotto i suoi piedi”. Non è un’utopia cantare “Christus vincit, regnat et imperat”. Cristo ha già vinto.
Il Capo del nostro corpo glorificato è “salito in alto” e da lassù non guarda le cose dall’alto, come sarebbe triste pensare, ma è salito per essere onnipresente da ogni situazione in cui ci troviamo. Cristo davanti al Padre (“Io e il Padre siamo una cosa sola”) è vicino a noi (“Non vi lascerò orfani, Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”) è la fondamentale ragione della nostra speranza e la speranza del mondo che aspetta, gemendo come tutta la creazione le doglie del parto di essere conquistato a Cristo.
Anche a noi, sorpresi dagli angeli dell’Ascensione a guardare al cielo, dicono: “Cosa state guardando il cielo? Non sapete che quel Gesù che avete visto salire al cielo tornerà allo stesso modo con cui lo avete visto salire a cielo?” e aggiungono: “Naturalmente Lui ha già fatto tutto, ora tocca a voi, perché quando tornerà vuol trovare le cose cambiate, e questo…. Tocca voi farlo col vangelo.”
