MEDITAZIONE SULLA LITURGIA DELLA VI DOMENICA DI PASQUA. ANNO A
La notizia piรน bella che possiamo ricevere รจ questa: non saremo mai orfani. Qualunque cosa accada, in qualunque notte ci sorprenda il dolore, qualunque persecuzione ci disperda, qualunque ferita ci apra dentro un vuoto che pare incolmabile, non saremo mai orfani. Questa รจ lโopera compiuta dal Signore, il trofeo conquistato entrando vittorioso nel Cielo, il frutto maturo della sua Pasqua.
Tutta la vita di Gesรน, il suo cuore, la sua mente, le sue forze, ogni istante della sua esistenza consegnata al Padre, sono per noi. E il suo Spirito, effuso nei nostri cuori, non si limita a consolarci dallโesterno, come farebbe un amico fedele accanto a noi nel momento della prova; ci trasforma invece interiormente, ci unisce a Cristo sino a renderci partecipi della sua stessa vita. Come scrive San Cirillo di Alessandria, “brillando a noi lโUnigenito, siamo trasformati nel Verbo stesso che tutto vivifica”.
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Forse non comprendiamo ancora sino in fondo la portata di questa promessa. Forse abbiamo conosciuto il Signore soprattutto come Colui che รจ stato accanto a noi, che ha dimorato presso di noi attraverso i nostri genitori, attraverso i fratelli della comunitร cristiana, attraverso i santi, i catechisti, i sacerdoti, gli amici, attraverso i mille segni discreti della sua presenza nella nostra storia.
Abbiamo fatto esperienza della sua forza quando ci ha resi capaci di perdonare ciรฒ che sembrava imperdonabile, quando ci ha dato di rinunciare a beni materiali ai quali eravamo attaccati, quando ci ha aperto alla vita nella fedeltร alla sua volontร , quando abbiamo gustato la bellezza di una relazione vissuta nella castitร , o la pace che nasce dal rinunciare alla propria volontร per compiere la sua. Eppure, anche dopo tutto questo, puรฒ restare dentro di noi una strana inquietudine, quasi una nostalgia indefinibile, come se mancasse ancora qualcosa.
ร lโesperienza dellโorfano. Come un figlio che ha imparato tutto dal padre, che ne ha assorbito i criteri, che ha camminato sicuro tenendogli la mano, e che, alla sua morte, si scopre improvvisamente fragile, smarrito, incapace di affrontare la vita con la stessa forza, cosรฌ anche noi sperimentiamo che non basta il ricordo di ciรฒ che abbiamo ricevuto. Lo stesso accade nelle relazioni piรน intime. Anche nel matrimonio piรน riuscito, nellโamicizia piรน autentica, nella comunione piรน profonda, resta una soglia invalicabile.
Ci sono dolori che nessuno puรฒ attraversare al nostro posto. La malattia che corrode il corpo, la paura della morte, lโumiliazione subita, lโinvidia patita, la tentazione violenta travestita magari di giustizia, la solitudine di certe notti: lรฌ nessuno puรฒ entrare davvero. Anche lโamore piรน sincero resta accanto, partecipe, ma non puรฒ sostituirsi a noi.
Ed รจ proprio qui che il Vangelo di questa domenica si apre come una luce inaudita. Gesรน non promette semplicemente una presenza esterna, non garantisce soltanto di accompagnarci da lontano. Annuncia qualcosa che supera ogni desiderio umano, anche quello che appare nelle esperienze piรน belle dellโamore: “Non vi lascerรฒ orfani“. In greco, “orphanous”. ร il termine che designa chi ha perso il padre, chi non ha piรน radici, chi รจ esposto allโinstabilitร , alla precarietร , allโabbandono. ร una parola che descrive profondamente la condizione umana. Ma Gesรน viene proprio lรฌ, nel cuore di questa ferita originaria.
Per comprendere la forza di questa promessa occorre guardare al contesto in cui la liturgia ce la consegna. La Chiesa nascente sta attraversando una prova drammatica. La morte di Stefano ha scatenato una persecuzione feroce contro la comunitร ellenistica di Gerusalemme. Saulo stesso ne รจ tra i principali artefici. I cristiani vengono dispersi, costretti a lasciare le loro case, le loro sicurezze, la loro cittร .
ร una “diasporรก”, una dispersione forzata. Umanamente, sembra la fine. E invece Luca racconta che proprio quelli che erano stati dispersi andavano annunciando il Vangelo. La Parola non viene fermata dalla persecuzione; viaggia dentro la carne ferita dei testimoni. Non sulle ali del successo, non attraverso le strategie del potere, ma attraverso uomini spezzati.
Filippo arriva in Samaria, terra disprezzata, contaminata agli occhi dei puri, luogo che nessun progetto apostolico avrebbe scelto come prioritร . Ma proprio lรฌ lo Spirito apre una strada. Perchรฉ questa รจ la logica di Dio: costruire sulle pietre scartate, fare della dispersione una missione, trasformare la ferita in feconditร . Lo Spirito, il “Pneรปma”, la “rรปaแธฅ” creatrice di Dio, soffia dove vuole. Si posa sugli esclusi, sugli impuri, su quelli che non contavano nulla. La benedizione non ha frontiere. Il Salmo canta proprio questo: tutte le genti sono chiamate a riconoscere la via di Dio. Nessuno รจ escluso.
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Ma questa dispersione non รจ soltanto geografica. ร la nostra dispersione interiore. Viviamo in un mondo di famiglie spezzate, appartenenze fragili, identitร confuse. Ci sono milioni di uomini e donne che interiormente sono orfani, pur circondati da persone. Anche noi, tante volte, siamo cosรฌ. Ed รจ a questa condizione che Gesรน risponde promettendo il Paraclito.
“Parรกklฤtos”: il chiamato accanto. Lโ”ad-vocatus”. Colui che assiste lโimputato nel processo, che si pone al fianco del debole contro lโaccusatore. E Satana รจ proprio lโaccusatore. Ma il Paraclito non รจ una semplice figura simbolica. ร una presenza personale, viva, divina. Non viene soltanto a consolare psicologicamente. Viene a rendere presente Cristo stesso.
Gesรน era stato presso i suoi. Lo Spirito sarร in loro. Qui sta il passaggio decisivo. Non piรน soltanto una presenza esterna, storica, visibile. Ma una presenza interiore, permanente. SantโAgostino parlerร del Maestro interiore. E ancora Agostino ricorda che lo Spirito viene promesso non solo a chi non lo possiede, ma anche a chi giร lo possiede, perchรฉ lo riceva in misura piรน abbondante.
Quante volte infatti noi cerchiamo consolazione nelle creature. Nel lavoro, nellโaffetto, nel riconoscimento, perfino nelle relazioni piรน belle. Come chi accompagna la persona amata e vorrebbe non separarsene mai. Come gli sposi che desiderano abbattere ogni distanza, essere pienamente uno.
Ma tutto questo si scontra con i limiti della carne. Nessuno puรฒ permanere totalmente nellโaltro. Solo Cristo puรฒ. Solo Lui si lascia mangiare, si fa carne della nostra carne, entra nelle nostre cellule, irrora la nostra mente con il suo sangue, rafforza le nostre mani, illumina i nostri occhi.
Lo Spirito Santo rende reale questa comunione. ร Lui che ci unisce a Cristo e, in Cristo, al Padre. ร Lui che trasforma la nostra vita in un tabernacolo. ร Lui che ci permette di attraversare il Getsemani quotidiano senza essere schiacciati. ร Lui che rende vera la parola di Paolo: “non sono piรน io che vivo, ma Cristo vive in me”.
Questo Spirito ha molte opere, ma tutte convergono in una sola realtร : renderci partecipi della vita di Cristo. Ci ricorda le sue parole. Testimonia di Lui. Discernere il bene dal male. Convince il mondo riguardo al peccato. Guida alla veritร tutta intera. Ci rende capaci di leggere la nostra storia non come una sequenza di incidenti casuali, ma come luogo della presenza di Dio.
Per questo il cristiano non รจ mai un orfano che grida nel vuoto. Anche quando il cuore รจ turbato, il grido incontra una Presenza. Anche quando tutto sembra andare in pezzi, lo Spirito resta. “Mรฉnei”. Dimora. Quando le persone ci deludono, quando i progetti falliscono, quando il corpo tradisce, quando il portafoglio รจ vuoto, quando il matrimonio attraversa crisi, quando la tentazione si fa feroce, quando il mondo sembra ostile, Lui resta.
E allora comprendiamo che l’esortazione di Pietro a rendere ragione della speranza con mitezza e rispetto non รจ un ideale morale astratto. ร il frutto dello Spirito. Solo chi non รจ orfano puรฒ vivere cosรฌ. Solo chi sa di essere custodito puรฒ non aggredire. Solo chi รจ abitato dalla pace puรฒ testimoniare senza paura.
La Chiesa vive di questa promessa. Le persecuzioni contemporanee, gli esili dei cristiani in tante terre del mondo, le dispersioni interiori delle nostre societร , tutto questo non annulla il Vangelo. Anzi. Ancora oggi la Parola viaggia dentro la carne ferita dei testimoni. Ancora oggi il vento soffia dove vuole.
Per questo nulla รจ impossibile a Dio. Nulla. Non lo รจ stato nella Vergine Maria, non lo รจ nei santi, non lo รจ nella nostra vita concreta. Quando laviamo i piatti. Quando affrontiamo unโumiliazione. Quando ci svegliamo angosciati. Quando tremiamo davanti al futuro. Quando ci apriamo alla vita con timore. Quando ci addormentiamo stanchi.
Non siamo e non saremo mai orfani. Perchรฉ Cristo non ci ha lasciato un ricordo, ma il suo Spirito. Non un ideale, ma la sua vita. Non una consolazione esterna, ma la sua stessa dimora in noi.
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