La frase di Gesù è uno schiaffo alla nostra idea addomesticata di cristianesimo.
Non dice: «Se sarete bravi vi applaudiranno».
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Dice: «Se sarete miei, vi odieranno».
La persecuzione non è un incidente, è un sigillo.
È il marchio del Vangelo autentico, quello che entra nelle vene del mondo e provoca rigetto.
Perché il mondo — con la sua logica di potere, apparenza, possesso — non sopporta la libertà dei figli di Dio.
E allora la domanda diventa:
Se nessuno si oppone alla mia testimonianza… sto davvero testimoniando Cristo?
Se nessuno mi contraddice, se non disturbo nessuno, se piaccio a tutti…
forse non sto annunciando il Vangelo, ma me stesso.
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Un cristianesimo che non crea attrito, che non scuote, che non smaschera le menzogne del mondo,
è un cristianesimo che ha perso il suo sale.
La persecuzione, piccola o grande, non è da cercare, ma da accogliere come verifica:
qualcosa in me assomiglia talmente a Cristo da generare la stessa reazione che hanno avuto con Lui.
Il mondo non odia Cristo perché è cattivo,
ma perché Lui è luce, e la luce mette a nudo ciò che è nascosto.
Chi vive davvero il Vangelo diventa specchio di quella luce. E il mondo, abituato alle sue ombre, si sente disturbato.
Non dobbiamo temere.
La persecuzione non è la fine della missione, è il suo inizio.
È la garanzia che stiamo camminando sulla strada giusta: la Sua.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
