Ormai ci stiamo abituando come se tutto ci fosse dovuto, anche l’amore. E le sfide ci risultano sempre più antipatiche e quando sperimentiamo un fallimento ci buttiamo facilmente giù.
Questo accade perché ci misuriamo sempre, ci confrontiamo sempre, e ci mettiamo pesi addosso agli altri e a noi stessi.
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Nella prima lettura Pietro lo dice chiaramente, perché imponiamo “un giogo” che nemmeno noi riusciamo a portare? Dio invece fa il contrario: alleggerisce, non complica.
Quando i rabbini parlavano di “giogo della Legge”, un insieme di regole da portare sulle spalle… e molti si sentivano schiacciati perché erano tropo pesanti e non si adattavano alle capacità di ognuno.
Gesù rompe questo schema e afferma: «Rimanete nel mio amore». Non dice: “guadagnatevelo”, ma “restateci dentro”. Un albero con i frutti maturi, non è un albero a cui sono stati attaccati i frutti già cresciuti, ma restando attaccati al tronco hanno ricevuto nutrimento e vita. Così se noi siamo uniti, la vita arriva da sola e si propaga ovunque e a chiunque si leghi a noi.
San Giovanni Bosco diceva: “Dio ci vuole felici”, non stressati. E invece oggi? Anche tra amici, nelle chat, nelle relazioni, quante volte facciamo sentire qualcuno fuori posto, non all’altezza, “troppo diverso”. Mettiamo etichette, creiamo gruppetti chiusi, ci schiacciamo i piedi per realizzare la carriera che vogliamo…
Ma Dio non funziona così: non esclude, include. Non pesa, solleva. L’amore non è una gara, è una casa dove restare. Forse la vera domanda è: stiamo vivendo per dimostrare qualcosa… o per lasciarci amare davvero?, o rialzarti con quella forza che viene da Dio e quella pace che nessuno può toglierti?
don Domenico Bruno
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