Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 3 maggio 2026 per bambini/ragazzi

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V Domenica di Pasqua. Se volessimo, potremmo individuare una parola-chiave che il Vangelo di questa domenica ci offre: fiducia.

No, certo, non la troviamo scritta esattamente in questi termini, ma indubbiamente è il concetto di fondo che emerge da quel verbo, «credere», ripetuto sei volte nei dodici versetti.

Il Vangelo si apre e si chiude con parole estremamente consolatorie. Si apre con un bellissimo: «Non sia turbato il vostro cuore» (Gv 14,1). E si chiude con un potente: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi» (Gv 14,12). E qualche versetto dopo, anche se non è riportato nel brano della V domenica, Gesù aggiunge: «Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò» (Gv 14,14).

La consolazione però non è una comoda rassicurazione. Tutt’altro. La si può leggere più nei termini di una chiamata. Come dire: le possibilità ci sono, la base c’è, tutto è possibile, ma devi metterti in gioco anche tu. E non con gesti eclatanti, non con opere al limite dello straordinario, ma con un prezioso atto interiore: credere, fidarsi. È lì il primo passo.

Credere nel Padre e nel Figlio.
Credere in ciò che non vediamo né tocchiamo.
Credere che l’orizzonte che possiamo descrivere non contiene tutto ciò che esiste.
Credere che anche nella nostra fede c’è un oltre che non possiamo possedere e che può sorprenderci e disorientarci in ogni istante.
Credere che c’è spazio per tutti nel cuore di Dio.
Credere che Gesù sia ciò che ognuno di noi può essere.
Credere che la Via per arrivare a Dio si è fatta uno di noi e noi possiamo viverla, attraversarla. Credere che si offre a noi anche oggi, e che lo Spirito può rivelarla al nostro cuore e ai nostri occhi.
Credere che in Gesù possiamo spargere attorno a noi quella stessa salvezza che lui ha donato, quella stessa liberazione con cui lui ha riconsegnato molti alla vita bella, quella stessa cura e attenzione con cui lui ha saputo guardare il mondo e ogni singola persona.
Credere, fidarsi. È davvero il primo passo, seppur non il più semplice.

Perché credere è lasciarsi andare, è ammettere consapevolmente di non essere il centro del mondo né il suo giudice.

Quanto riusciamo ancora a sorprenderci? Lo chiedo a voi e a me.
Quanto riusciamo a meravigliarci per le opere straordinarie che Dio ancora compie?
Quanto riusciamo a cogliere con gli occhi e con il cuore quei piccoli prodigi di bene e di vita che Dio realizza ancora oggi e in molti e sorprendenti modi?

È lì la via che porta a Dio.
È lì che possiamo ancora contemplare il farsi carne di Gesù, il suo essere via e vita per il mondo.
È lì che possiamo finalmente prendere le distanze da quella verità che trasformiamo in arma per sterminare coscienze e restare, e vivere, quel Gesù-Verità che svela al mondo il volto bello di Dio e a ognuno di noi la perla che custodiamo; perla che può far brillare Dio nel mondo in modo sempre più concreto e autentico.

La auguro a me e a voi: una fede capace davvero di affidarsi, di disarmarsi, di lasciarsi andare a Dio, alla sua Via, al suo Spirito. Rischiamo di diventare autentici, testimoni, costruttori.

Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com

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