Buon pastore è chi apre la via alla vita straripante
A quei tempi non c’erano porte che chiudevano gli ovili: era lo stesso pastore che alla sera si sdraiava all’ingresso per non far uscire le sue pecore e per non consentire ad altri di introdursi.
Ladri, briganti, lupi se volevano entrare dovevano vedersela con lui, rimasto a guardia, a far da porta, da cancello. Ladri, briganti e lupi vengono solo per strappare, ferire, spadroneggiare, lasciando ferite e mani e cuore vuoto, impoveriti e rotti, smarriti lungo vicoli ciechi, con in bocca l’amaro della solitudine e della inconsistenza.
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Si conoscono, invece, le pecore ed il pastore, lui le conosce una ad una, a ciascuna ha dato un nome e una carezza. E le pecore riconoscono quella voce, una voce che non fa paura. Riconoscere una voce è fare casa, fare famiglia, è capire le inflessioni, il sussurro, a volte le sgridate: è fiducia che consente di seguire, è speranza in un pascolo dall’erba verde e croccante.
È forse questa la fede? Questo ci sta dicendo oggi Gesù?[…] Continua a leggere su Avvenire.
