p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di sabato 25 aprile 2026

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PENSARE IN GRANDE

Mc 16,15-20

Con l’ascensione inizia
la nostalgia del cielo.
Di noi che restiamo
nella storia, a fidarci
di un corpo assente,
a fidarci di una Voce.

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“Andate in tutto il mondo”.
Che ampio orizzonte
in queste parole!

È sentirsi protesi
verso tutto,
allargare le braccia
su ogni cosa,
respirare ogni vivente,
sentire il vangelo,
la parola felice,
dilagare nei paesaggi
del mondo
come ossigeno e
fresca acqua chiara.

Io sto con la Voce.
Continuo a scegliere
di starci.
La sento cantare dentro,
riaccendermi, farsi cuore.
E l’assenza diventa
una più ardente presenza.

Nel racconto dell’ascensione,
a sorpresa,
si parla più di me
che di Cristo.

Io ricevo
la stessa consegna
degli undici:
annunciate.
Niente altro.
Non dice:
organizzate,
occupate i posti chiave,
assoggettate.

Non le vostre idee
più belle,
non la soluzione
dei problemi,
non una politica
o una teologia,
solo vangelo.
E mi sembra
persino facile.

Gesù spinge
i suoi amici
a pensare in grande,
a guardare lontano:
il mondo è vostro!

Lo fa perché
crede in loro nonostante
abbiano capito poco
e siano scappati.

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E quale gioia sapere
che si fida ancora
del mio cuore,
delle mie mani.

Ma durissima fu
la fatica degli apostoli,
secondo Marco.

Un gruppetto
di uomini confusi,
con i tre anni di libertà,
predicazione e conflitti
che sembrano chiudersi
in un fallimento.

Uomini e donne
che stanno a fissare il cielo.
Gente che anche
nell’ultimo incontro
si confonde:
lui che parlava
del Regno di Dio,
loro che capivano
il regno di Israele.

E invece di restare,
Gesù se ne va!
Ma con un atto
di enorme fiducia:
«Ce la farete!»

Nel mio nome
scacceranno demoni.
I demoni da snidare
sono i nuovi padroni
del cuore, i pensieri
che ci possiedono:
l’arrivismo,
l’autorealizzazione
a spese di tutto,
il vuoto dentro.

Se berranno veleni…
nella vita c’è chi
sparge veleni,
ma passeremo indenni
tra falsità e cattiverie,
perché il nostro antidoto è
una Parola salda
che fa vivere.

Parleranno lingue nuove:
in un mondo cinico
l’amore è poliglotta,
e il vangelo insegnerà
parole luminose
con la lingua
della tenerezza
e della cura,
che apre
all’ascolto dell’altro.

E partirono a predicare ovunque.

L’ultimo versetto,
che chiude i
l vangelo di Marco
e apre il mio vangelo,
dice: il Signore operava
insieme con loro.

Il verbo greco
suona così:
Il Signore agiva
in sinergia con loro.

Come farei altrimenti
a scacciare demoni,
a prendere in mano serpenti,
a bere veleni, a guarire?
Lui è con te
quando lotti contro il male,
offri un bicchiere d’acqua,
porgi una parola fresca;
con te quando
costruisci pace,
quando la tua è
fame di giustizia.

Ascensione.
Cristo non è salito
verso l’alto,
lui è andato oltre,
verso l’intimo delle cose.

Non si è spostato
di luogo,
è andato in profondità,
assente e
meno assente che mai.

E noi qui,
“conchiglie ripiene dell’eco
dell’infinito silenzio” (Turoldo);
noi qui,
come Elia sull’Oreb,
a incontrare Dio
nel brivido del silenzio.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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