Missionari della Via – Commento alle letture di domenica 26 aprile 2026

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Pace e bene cari fratelli e sorelle, questa domenica lasciamoci prendere per mano da Gesù buon Pastore, e chiediamogli la grazia di crescere nell’amore, “entrando” nelle scelte quotidiane attraverso “la porta della verità”, senza cercare inutili scorciatoie o arrampicate…

La quarta domenica di Pasqua ci consente di posare lo sguardo del cuore sul “Pastore bello e buono”, su Gesù quale pastore della Chiesa.

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Questa immagine, allora tipica, era usata nell’AT per esprimere l’essere e l’agire di Dio nei confronti del suo popolo: come un pastore lo conosce, lo conduce, lo nutre, lo libera dai pericoli.

Come il pastore conosce le pecore una ad una, così le pecore imparano a riconoscere il pastore e la sua voce, seguendola tra mille.

Nello specifico, come ha fatto notare Manicardi: «Dai testi veterotestamentari emergono quattro campi semantici fondamentali che indicano le valenze dell’immagine biblica del pastore. Sono i campi semantici della conduzione (Dio fa uscire ed entrare, fa partire, guida, cammina davanti a, ecc.), della cura (Dio nutre, mantiene in vita il gregge, gli procura cibo e acqua, lo protegge, lo mette al sicuro nell’ovile), della liberazione (Dio difende, custodisce le sue pecore dagli assalti dei briganti e dei ladri, dalle insidie delle belve, le raduna, le salva), dell’alleanza (il pastore conosce le sue pecore, le chiama una ad una, è legato ad esse da una profonda conoscenza)».

Ciò esprime in modo plastico e concreto la cura che Gesù ha per ciascuno di noi, la sua vita interamente donata per noi, per me, per te.

Nel concreto del Vangelo di oggi, Gesù manifesta un aspetto importante del suo essere Pastore: «egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.

E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce».

Egli dunque ci chiama personalmente.

La sua voce risuona nel cuore, facendoci sentire conosciuti, amati; una voce che continua a parlarci, specialmente mediante il santo Vangelo, che siamo chiamati a leggere, a meditare, a interiorizzare, perché sia sempre più nutrimento e lampada ai nostri passi.

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E questa Parola ci chiama a libertà, a uscire fuori dalle nostre gabbie, dalle nostre paure, dai nostri sensi di colpa.

Ci chiama ad uscire dalle nostre confort-zone nelle quali ci siamo rinchiusi, accontentandoci di vivacchiare anziché vivere.

Talvolta questa liberazione costa e Gesù deve “spingerci fuori”.

A volte questa “spinta” avviene non solo tramite le parole del Vangelo, ma anche tramite mediazioni umane, tramite fratelli e sorelle che si fanno voce di Dio per richiamarci alla responsabilità e indicarci la via della libertà.

Altre volte le “spinte” arrivano mediante degli avvenimenti, magari dolorosi, che ci chiedono scelte concrete, ri-decisioni, cambiamenti sino ad allora inattesi o non voluti.

E una volta che siamo stati “spinti fuori”, si cammina verso la libertà.

Gesù cammina avanti, aprendo la via, indicando la via.

Sì, cammina avanti, non cammina dietro; attira, non spinge; parla, non bastona.

E le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce, la sanno riconoscere tra mille; tra le tante parole, i veri credenti non smettono di seguire la Parola.

Tra i tanti presunti pastori, veggenti o santoni, i discepoli non smettono di seguire il Bel Pastore, bello perché buono, buono perché capace di dare la vita per le sue pecore.

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