Angelo Sabatino – Commento al Vangelo del 5 aprile 2026

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Il racconto di Matteo è costruito per far emergere che ciò che accade al sepolcro non è semplicemente un miracolo tra gli altri, ma un evento radicalmente nuovo, in cui Dio agisce in modo assoluto. Le donne arrivano senza aspettarsi nulla: vanno verso un morto, non verso una promessa. E proprio questo rende ancora più evidente che la risurrezione non nasce da un’attesa umana, ma irrompe come iniziativa gratuita di Dio.

Il confronto con la risurrezione di Lazzaro chiarisce bene la differenza. In Gv 11 Gesù chiede ai presenti di togliere la pietra: l’uomo partecipa, prepara, collabora. Lazzaro ritorna alla vita di prima, dentro la storia, e questo consente una certa sinergia tra azione divina e azione umana. Nel racconto matteano, invece, la pietra è rotolata da un angelo, senza alcun intervento umano. Non c’è preparazione, non c’è collaborazione, non c’è neppure una richiesta: Dio agisce da solo.

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Questo dettaglio ha una portata teologica decisiva. La pietra non viene tolta per far uscire Gesù, come accade per Lazzaro, ma per mostrare che il sepolcro è già vuoto. Gesù non ha bisogno che qualcuno gli apra la via: è già oltre la morte. La rimozione della pietra riguarda i testimoni, non il Risorto. È come se Dio dicesse: ciò che è accaduto non dipende da voi, ma vi è donato perché possiate vederlo e crederlo.

Da qui si apre anche un significato profondamente antropologico e psicologico. Se la risurrezione di Lazzaro può suggerire che l’uomo deve “fare qualcosa” perché Dio intervenga, quella di Gesù rovescia la prospettiva: l’uomo è chiamato prima di tutto a lasciarsi raggiungere. Questo tocca una dinamica interiore molto concreta. Spesso l’essere umano vive come se dovesse da solo “spostare la pietra” delle proprie paure, dei fallimenti, del senso di colpa o della morte interiore. Il racconto pasquale, invece, suggerisce che esiste una soglia oltre la quale non si può andare con le proprie forze.

La pietra diventa allora anche simbolo di quelle chiusure interiori che sembrano definitive: traumi, lutti, crisi di senso. Nel caso di Lazzaro, l’uomo può ancora intervenire; nel caso di Gesù, la pietra è troppo grande, e viene rimossa da Dio. Psicologicamente questo introduce una dimensione fondamentale: la rinascita più profonda non è auto-prodotta, ma accolta. Non è il risultato di uno sforzo, ma di un incontro.

Le donne, infatti, non fanno nulla per provocare l’evento: lo ricevono. Passano dalla paura alla gioia, e questa trasformazione è già una forma di “risurrezione” interiore. La loro esperienza mostra che la fede pasquale non elimina il timore, ma lo attraversa e lo trasfigura. È interessante che Matteo parli di “timore e gioia grande” insieme: è la descrizione di uno stato psicologico liminale, in cui il vecchio modo di comprendere la realtà crolla e ne nasce uno nuovo.

In questa luce, la risurrezione di Gesù diventa paradigma della rinascita umana. Non si tratta solo di un evento che riguarda Cristo, ma di una possibilità aperta all’uomo: passare da una condizione di chiusura, di morte interiore, a una vita nuova che non è semplicemente il ritorno a prima (come per Lazzaro), ma un salto qualitativo. È una trasformazione che coinvolge identità, percezione di sé e rapporto con la realtà.

Un’intuizione simile si ritrova, in forma esistenziale, in Karl Rahner. Si racconta che, riflettendo sulla risurrezione, dicesse ai suoi studenti che il vero problema non è credere che Gesù sia risorto, ma accettare che anche noi siamo chiamati a una vita che non possiamo controllare. In altre parole, la difficoltà non è l’evento in sé, ma il fatto che esso ci sottrae alla logica del dominio e dell’autosufficienza.

Un altro aneddoto, attribuito a Sant’Agostino, racconta che commentando la differenza tra Lazzaro e Gesù osservava: “Lazzaro uscì ancora legato; Cristo lasciò nel sepolcro le bende”. Al di là della formulazione, il senso è chiaro: Lazzaro ritorna alla vita portando ancora i segni della morte, mentre Cristo inaugura una condizione completamente nuova. Applicato all’uomo, questo significa che esiste una rinascita che non è solo recupero del passato, ma liberazione reale.

Il racconto matteano, dunque, non vuole solo informare su un fatto, ma trasformare lo sguardo. Dove l’uomo pensa di dover intervenire, scopre di dover ricevere; dove pensa di dover controllare, scopre di dover fidarsi. E proprio qui si apre lo spazio della fede: non come sforzo, ma come accoglienza di un evento che precede e rende possibile ogni rinascita.

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CHI E’ ANGELO SABATINO

Docente di religione
Educatore professionale socio-pedagogico.
Counselor e Coach 
Accompagnamento umano e spirituale
Membro dell’Associazione Laicale di promozione umana e cristiana “Seguimi” – Roma.

Sito: https://angelosab82.wixsite.com/website
Sito associazione: www.grupposeguimi.org

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