«Lazzaro, vieni fuori». Dio ci chiama per nome
Quando muore chi amiamo, quando la morte irrompe più o meno silenziosamente nella nostra vita e la stravolge, anzi la avvolge tutta con il suo mantello pesante e scuro, abbiamo bisogno di un Dio capace di soffrire con noi, esperto della vita tutta intera e in grado di sentire la ferita della morte. Abbiamo bisogno di un Dio che piange. È da quelle lacrime che la vita ricomincia.
Gesù non regala risposte facili, non anticipa il miracolo, non consola con inutili dottrine teologiche. Se ne sta lì, vulnerabile, accetta il rimprovero delle due sorelle: “Se tu fossi stato qui…”, che è lo stesso nostro rimprovero: “Dove sei Dio: te ne stai là seduto nell’alto dei cieli e non vedi, non senti gli strappi della morte?”
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Se ne sta lì, vulnerabile, a piangere come gli altri: il pianto di chi prende sul serio la vita, fino in fondo, di chi avverte sulla sua pelle che la morte è cosa reale, brucia e pesa nella vita come un macigno. […] Continua a leggere su Avvenire.
