Con Cristo la morte non fa più paura
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
La Vista del Cuore: L’Umiltà che Illumina il Dolore
In questo commento, il Cardinale Angelo Comastri contrappone la visione nichilista del pensiero contemporaneo alla speranza cristiana di fronte al mistero della fine della vita. Critica duramente le prospettive materialiste che riducono l’uomo a un errore biologico, definendole fonti di profonda disperazione e vuoto esistenziale.
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Attraverso le testimonianze di scienziati e santi, viene invece esaltata la fede in Gesù come l’unica luce capace di sconfiggere il timore della morte. Il testo suggerisce che vivere con un cuore sintonizzato sull’amore di Dio trasforma il passaggio finale in un incontro gioioso e festoso. In definitiva, la risurrezione di Lazzaro serve da monito per ricordare che, grazie a Cristo, la morte non è più un oblio ma una porta verso l’eternità.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. Quinta domenica di Quaresima: con Cristo la morte non fa più paura. La luce che Gesù ha portato nel mondo è indispensabile per capire il senso della vita e il senso della morte. Lascio parlare alcune persone che non credono in Gesù e capirete subito quanta disperazione si nasconde in queste parole.
Parto da Paolo Flores d’Arcais, filosofo vivente e ricercatore universitario; egli è arrivato a dire chi è l’uomo e risponde: “È una scimmia modificata per un errore di trascrizione del DNA”. Questa affermazione è assurda anche da un punto di vista scientifico: da un cane nascerà sempre un cane e non un gabbiano, così come da una scimmia nascerà sempre un’altra scimmia e non potrà mai nascere un uomo. Ma c’è di più: con questa visione dell’uomo la vita e la morte non hanno più senso. E se non hanno più senso, siamo nel buio totale. Aveva ragione Indro Montanelli, il quale prima di morire esclamò: “Ma se debbo chiudere gli occhi senza sapere da dove vengo e dove vado, cosa sono venuto a fare su questa terra? Valeva la pena che aprissi gli occhi?”. E concluse: “La mia è una dichiarazione di fallimento”.
Aveva ragione. Passo a José Saramago, scrittore portoghese contemporaneo morto nel 2010; egli disse: “L’uomo è una statuina di fango che il vento, la pioggia e il tempo fanno sciogliere e ritornare nel nulla”. Quanta tristezza in queste parole! Il cristianesimo sta all’opposto di questa visione nichilista della vita e della morte. Per questo dobbiamo tenere gli occhi ben aperti per difenderci da queste aberrazioni che svuotano la vita umana e le tolgono ogni significato e ogni dignità.
Nello stesso tempo dobbiamo gioire per il dono della fede in Gesù. Aveva ragione il grande Pascal quando disse: “Non esiste una persona più felice di un vero cristiano”. E Guglielmo Marconi, pensate, grande scienziato del secolo scorso, fa eco a Pascal e dichiara: “La scienza non può dirci niente sullo scopo e sul significato della vita; solo la fede può darci una risposta. Per questo io sono cristiano, sono felice di essere cristiano”. E anche il simpatico Totò, prima di morire, disse: “Ci tengo a dire che io sono cristiano apostolico romano”.
La fede è un tesoro che dobbiamo custodire gelosamente; ed è vero, in questo momento ce ne accorgiamo in modo particolare anche noi. Noi non ringrazieremo mai abbastanza il Signore per il dono della fede, che getta una rassernante luce sul senso della vita e sul senso della morte. Notate un fatto: oggi il pensiero della morte è esorcizzato, è rimosso, è annegato in una frenetica, insensata corsa ai divertimenti, che in verità, se ci pensate bene, sono stordimenti. Perché? Perché oggi è proibito pensare, è proibito porsi domande serie. E il motivo è ovvio: questa società frivola non ha risposte perché, essendosi allontanata dalla fede, ha smarrito il senso della vita e di conseguenza ha smarrito il senso della morte. È un fatto terribile che ha conseguenze drammatiche; lo vediamo ogni giorno.
Aggiungo una testimonianza piuttosto recente sul vuoto spirituale che dilaga e banalizza la vita. Il giornalista Eugenio Scalfari, poco prima di morire, disse: “Io non credo che il ruolo della specie alla quale io appartengo sia superiore a quello di un’ape o di una formica o di un passerotto”. È un’affermazione tragica e desolante che, se fosse presa alla lettera, giustificherebbe ogni aggressione nei confronti della vita.
Ripeto: il cristianesimo sta all’opposto di questo pensiero. Gesù, infatti, ha portato nel mondo la più bella notizia sul valore della vita e della morte. Gesù è colui che ha restituito immensa dignità alla vita e alla morte dell’uomo. Infatti Gesù ci ha detto che la vita è un cammino verso l’incontro con Dio, che è il proprietario esclusivo della gioia e vuole condividerla con noi. E l’incontro con Dio Gesù lo descrive come una festa, addirittura come un banchetto di nozze. Ma per entrare bisogna avere l’abito nuziale, cioè bisogna avere un cuore sintonizzato con il cuore di Dio. E lo scopo della vita è proprio questo: sintonizzare il nostro cuore con i sentimenti del cuore di Dio.
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Chi vive così non ha più paura della morte. Provate a pensare alla morte di Santa Monica ad Ostia nell’anno 387, tra le braccia del figlio Agostino: poco prima avevano lungamente parlato della bellezza del Paradiso e, nel libro delle Confessioni, il racconto di Agostino è incantevole e trasmette tanta luce e tanta serenità. Provate a pensare anche alla morte di San Francesco d’Assisi; aveva detto nel Cantico: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale”. E quando venne la morte, la accolse cantando e la visse come una celebrazione di festa, una festosa liturgia di partenza per il grande incontro, e invitava i suoi discepoli a gioire con lui.
Pensate alla morte di Santa Teresa di Lisieux: pur essendo provata da terribili dolori a causa della tubercolosi, ebbe la forza di dire: “Io passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra”, e non vedeva l’ora di andare in cielo; chiuse serenamente gli occhi a questa terra e li aprì al cielo il 30 settembre 1897, aveva appena 24 anni.
Pensate alla morte serena di Bernadette Soubirous, che aspettava con ansia il momento di incontrare e rivedere la Madonna. Disse: “In mezzo ai miei dolori io sono più felice di una regina sul trono, più felice di coloro che vanno a vedere il Festival di Sanremo”. Pensate alla morte di Giovanni XXIII che, dopo aver appreso dal suo segretario la notizia della sua grave condizione, disse: “Mi hai dato la notizia più bella! Perché piangi?” disse al segretario, e citò il Salmo che dice: “Esultai quando mi dissero: andremo alla casa del Signore”.
Pensate alla morte di Giovanni Paolo II: si è consumato fino all’ultima briciola delle sue energie e poco prima di morire ha avuto la forza di dire con serenità: “Ora lasciatemi andare alla casa del Padre. Cioè: non piangete, state tranquilli, vado dal Padre che mi aspetta”. Pensate a Madre Teresa di Calcutta, che raccoglieva i moribondi e a tutti trasmetteva la gioia e la certezza che la morte è l’abbraccio con Dio.
Pertanto, l’unica cosa importante è prepararci a questo abbraccio sintonizzando il nostro cuore con i sentimenti del cuore di Dio per essere riempiti della sua gioia, che è una gioia inimmaginabile. Perché questa serenità nell’affrontare la morte? Perché Gesù ha vinto la morte. E come? Facendola sua e riempiendola di amore, quindi riempiendola di Dio, che è l’unico che può vincere la morte. E Gesù ha vinto la morte e ci ha assicurato che la morte è una porta che si apre sulla festa del paradiso.
Per questo motivo, con Cristo la morte non fa più paura. La risurrezione di Lazzaro è semplicemente un messaggio per dirci: “Non abbiate paura. La vita sia piena di amore vero perché l’amore vero vi trasmette la vita stessa di Dio e la vita che non muore, perché non può morire”. E vivendo l’amore vero — dico vero — noi abbiamo in mano la chiave che ci apre la porta del paradiso.
In mezzo a tanta decadenza, a tanta confusione, a tanto sbandamento nel pensiero contemporaneo, a tanta corruzione, facciamo brillare questa lampada: la lampada della fede che illumina la vita e la morte. Diciamo spesso: “Signore, aumenta la mia fede”, così diffonderemo tanta luce e tanta serenità attorno a noi. E ce n’è tanto bisogno, tanto bisogno; c’è tanta disperazione nel mondo di oggi dietro questa parvenza di allegria. La terapia è soltanto la fede. Sia lodato Gesù Cristo.
