don Antonello Iapicca – Vangelo del giorno – 19 marzo 2026

- Pubblicità -

SAN GIUSEPPE. L’OBBEDIENZA CHE VEDE, AMA E CUSTODISCE GESÙ IN OGNI UOMO

Anche noi ci troviamo spesso dinanzi allo stesso bivio nel quale Dio aveva condotto San Giuseppe. Non gli aveva detto nulla sino a quel momento, proprio perché potesse entrare in quel combattimento così importante.

Aveva deciso, come noi di fronte a tanti eventi che non comprendiamo e non accettiamo, di “rimandare in segreto” persone ed eventi. Ma Dio non ha fatto così con noi, vero? Ha fatto come Giuseppe, accogliendoci così come siamo, per risuscitare e custodire in noi l’opera dello Spirito Santo che abbiamo tante volte frustrato. E lo ha fatto nella Chiesa, dove ci sta rigenerando per imporci lo stesso nome di suo Figlio, per farci “cristiani”.

- Pubblicità -

Ascolta il commento

Ecco perché ci ha scelto per accogliere e custodire l’opera della sua misericordia, nella nostra vita e in quella di chi ci è accanto, come nella storia che il mondo non riesce a decifrare. Per fare di noi uomini di fede, uomini cioè che come Abramo e tanti uomini e donne della Scrittura, come San Giuseppe, contemplano l’invisibile celato nel visibile: Dio e il suo agire amorevole nella carne debole e ferita dell’uomo.

Per questo, come a Giuseppe, ci annuncia di non temere di prendere con noi Maria, e con Lei il Signore e tutta la storia e i combattimenti per la fede e la salvezza del mondo. Perché l’amore di Dio fatto carne nel seno di Maria si nasconde negli eventi più difficili, anche in questo tempo così precario e impossibile da digerire. Coraggio, “non temere!”; non temiamo di prendere con noi Maria, la Figlia di Sion, immagine di un Popolo e della sua storia, della nostra storia e di ogni persona con la quale siamo in relazione.

In Lei siamo tutti generati. Per questo c’è nella nostra vita, come in quella del mondo e di ogni uomo, un’opera misteriosa del respiro di Dio. La vita divina è, come un seme, già deposta dentro la nostra vita. Non temiamo le nostre debolezze, gli errori; non rifiutiamo l’astruso passato, il presente difficile, l’incerto futuro. Non impauriamoci di fronte ai peccati di chi ci è accanto, e neanche davanti al dolore di una malattia, all’insignificanza e alla solitudine, agli eventi che ci umiliano.

Anche se stiamo solo camminando nella “promessa” di essere cristiani, anche se siamo pieni di contraddizioni e cadiamo ogni due passi, agli occhi di Dio siamo “già” sposati con il suo Figlio! Lui vede nel più grande peccatore l’invisibile santo che può diventare. Come quelli che sembrano più lontani da Lui, proprio nella storia di sconfitte, peccati e tragedie.

Coraggio, Gesù ha dato la sua vita per riscattarci e imparare a guardare noi stessi e gli altri con gli occhi del Padre. Occhi che fissano la sua invisibile presenza nelle paghe crocifisse di ogni uomo. Fissare Gesù autore e perfezionatore della fede per “chiamare” tutti con il suo Nome che significa la “salvezza di Dio”, quella che, misteriosamente e invisibilmente, sta già operando in loro.

Così un prete, un genitore, e ogni cristiano è chiamato, semplicemente, ad accogliere, custodire e nutrire l’opera di Dio in chi è loro affidato. Come San Giuseppe, nel quale Dio ha visto la sua invisibile immagine paterna farsi breccia nella debolezza della carne, perché anche lui potesse imparare la fede di Maria sua Sposa. La fede che, nella Chiesa, possiamo imparare anche noi: una fede che vede il Figlio di Dio vivo per salvare dove la sapienza umana ferita dal peccato non vede che fallimento e frustrazione.o amore per donarlo agli altri, che è la volontà del Padre; così ogni uomo, vedendo il Figlio vivo che opera nei suoi apostoli, potrà onorare Lui e il Padre accogliendo la sua Parola.

Sito web di don Antonello | Pagina Facebook