Il Vangelo di oggi ci mette davanti a una verità scomoda: “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.” (Lc 4,24).
Gesù torna a Nazaret, tra la sua gente, tra coloro che lo hanno visto crescere. Lo conoscono troppo bene… o almeno pensano di conoscerlo.
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E proprio questa presunta conoscenza diventa il muro che impedisce di riconoscere il dono di Dio.
Nazaret non rifiuta uno sconosciuto.
Nazaret rifiuta uno di casa.
Il problema non è Gesù.
Il problema sono gli occhi della gente.
Quando pensiamo di sapere già chi è l’altro, quando lo incaselliamo nei nostri schemi — “è il figlio del falegname”, “lo conosco da sempre” — smettiamo di vedere ciò che Dio sta facendo in lui.
E così accade qualcosa di terribile:
il dono passa… e non viene riconosciuto.
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Il Vangelo dice persino che Gesù non poté compiere prodigi.
Non perché Dio non possa agire, ma perché il cuore chiuso blocca il miracolo.
Quante volte succede anche a noi.
Un profeta non arriva sempre da lontano.
A volte abita accanto a noi.
A volte lavora con noi.
A volte siede nella nostra comunità.
Ma i pregiudizi, l’invidia, la familiarità che diventa superficialità, ci impediscono di riconoscere la profezia nascosta nelle persone che incontriamo ogni giorno.
Dio ha l’abitudine di parlare attraverso volti semplici.
Attraverso persone normali.
Attraverso chi conosciamo da sempre.
E noi rischiamo di non accorgercene.
Perché un profeta non è mai un pericolo per chi lo ascolta.
È un pericolo solo per chi non vuole cambiare.
Ogni profeta è un dono di Dio.
Ma il dono diventa grazia solo per chi ha l’umiltà di riconoscerlo.
La domanda allora non è: Dio manda ancora profeti?
La domanda vera è: abbiamo ancora occhi per riconoscerli?
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
