Levi è un pubblicano. Per la gente dell’epoca era un traditore e un ladro, tutti lo guardavano con disprezzo o sospetto. Gesù, invece, lo “vede” in modo diverso: non vede un peccatore da evitare, ma un uomo da chiamare. Quante volte ci sentiamo “etichettati” dai professori, dai colleghi, dai vicini, dai compagni o dai genitori? “Quello è lo stupido”, “Quella è la ribelle”, “Lui è quello svogliato”. Gesù rompe le etichette. Lui non guarda al tuo passato o ai tuoi errori, ma a quello che puoi diventare se decidi di alzarti da quel banco.
La prima cosa che fa Levi dopo aver seguito Gesù non è andare a pregare in solitudine, ma fare festa. E in quella festa invita i suoi amici peccatori. La casa di Levi diventa un luogo dove nessuno si sente escluso. La fede non è una cosa triste o per persone perfette. È la gioia di aver trovato qualcuno che ti vuole bene per quello che sei.
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La risposta finale di Gesù è un colpo di genio: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico”. Gesù dice chiaramente che se ti senti perfetto, arrivato, giusto, Lui non ha molto da dirti. Lui cerca chi sa di avere qualche ammaccatura nel cuore. Spesso ci vergogniamo delle nostre debolezze, delle nostre ansie o dei nostri errori, e sono proprio quelle ferite la porta attraverso cui entra Gesù.
Non dobbiamo essere sani per stare con Lui; dobbiamo solo essere onesti e ammettere che abbiamo bisogno di una mano. Gesù non cerca gente perfetta che non sbaglia mai, cerca gente che ha il coraggio di alzarsi e di cambiare posto a tavola. E tu sei disposto a farlo?
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