don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 8 Febbraio 2026

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Sì… lo sappiamo. Nel Vangelo di questa domenica Tu dici che “NOI” siamo la luce del mondo e il sale della terra. L’immagine qui sopra invece si riferisce al brano di Giovanni in cui “Tu” Ti riveli come Luce del Mondo.

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Ma andiamo per gradi. Ci hai appena proclamati “beati”, in quanto Tuoi discepoli, ricreati ad immagine Tua. Che da Dio Ti sei fatto uomo diventando radicalmente povero, mite, umile, costruttore di pace, affamato di giustizia…

La nona e la decima beatitudine aggiungono che siamo beati in quanto perseguitati da chi dice menzogne su di noi. Però devono essere menzogne. Non è che basta essere calunniati per essere beati. La calunnia dev’essere falsa.

È importante: appaiono alcune puntualizzazioni sulla verità della Tua presenza in noi. Le beatitudini sono rette da un verbo all’imperfetto, Tu “insegnavi”. È qualcosa che hai detto e hai ripetuto continuamente nella Tua vita.

Allo stesso tempo l’essere beati interessa il presente ed è proiettato nel futuro. Allo stesso modo è al presente che ci riveli che noi siamo sale e luce “ora”. Lo siamo, non è che dobbiamo diventarlo, e lo siamo per opera Tua.

Il problema qual è? Che noi possiamo vanificare questo dono, questa dimensione in cui ci hai condotto perché in essa viviamo.

Sale della terra” è una definizione che potrebbe incuriosire. Se pensiamo a “terra” come terreno, campi, il sale è un nemico, sterilizza. I romani gettarono sale su Cartagine per far sì che non fosse mai più ricostruita.

Ma “terra” da sempre pur partendo da un significato agreste, indica in tante lingue il luogo della vita nostra e di ogni vivente, la mia terra è la mia patria. Il sale della terra, necessario alla vita, è ciò che rende buono e poi così mantiene ogni cibo.

Come fa il sale a salare? Lo spiegherai subito dopo e noi lo ascolteremo le prossime domeniche. Per ora Ti limiti a dire che è vitale che lo siamo veramente – sale che sala – e non che torniamo ad essere inutile polvere.

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Dopodiché ci dici che siamo “luce” del mondo, inteso quest’ultimo come universo ordinato, creazione tutta. Poi specifichi: “luce” cioè qualcosa di visibile, che non può essere ignorato.

Come una città su di un monte. Come una lampada o una candela, cioè una luce piccolina che va posta non sotto un secchio – vi sfido: sapete cos’è un “moggio”? – ma su supporto perché possa fare luce a tutti coloro che sono nella casa.

Ci dici che non possiamo pensare di essere ignorati. Che anche se siamo luci piccole la nostra presenza è in relazione a un fine: gli uomini devono poter vedere le nostre opere buone e belle – che bisogna che ci siano – affinché riconoscano la grandezza Tua e del Padre.

Dopo il brano delle beatitudini si è aperta la necessità di puntualizzare quale sia il nostro ruolo, cosa dobbiamo fare per coltivare la beatitudine, per mantenerla viva. Il Tuo pensiero è chiaro: noi siamo “beati” perché Tu abiti in noi.

Ciò che fai Tu, ciò che fa il Padre in noi è chiaro. Ci rendi capaci di salare e di illuminare. Se siamo veri, al di là dei nostri limiti, dei nostri difetti, anche dei nostri peccati, Tu ci poni in una condizione per cui siamo “dono” per gli altri.

Non ci chiedi di fare nulla di particolare, né di accorgercene o di esserne degni. Solo di accogliere le situazioni di sofferenza per le quali Tu ci hai proclamato beati. Di non depotenziarle, perché hanno già in sé la capacità di donare vita, di fare luce.

Ci chiedi di essere quello che siamo, per dono Tuo, punto. Le azioni saranno una conseguenza. Certo, manca un passaggio, per questo rimandiamo all’immagine, al Vangelo di Giovanni al capitolo 8. Siamo luce, siamo sale, perché Tu lo sei in noi.

don Claudio Bolognesi

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