don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del giorno – 6 Febbraio 2026

- Pubblicità -

Questi fantasmi!

Venerdì della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Questi fantasmi!

- Pubblicità -

I prodigi compiuti da Gesù gli fanno guadagnare una fama tale che non si ferma tra il popolo ma raggiunge anche i palazzi del potere. Si moltiplicano le interpretazioni sulla identità reale del Nazareno ed Erode è convinto che lo spirito del Battista si sia incarnato in qualche modo in Gesù. Giovanni Battista incalza più da morto che da vivo.

È il senso di colpa che grida dal fondo della sua coscienza che fa parlare Erode in quel modo. La coscienza è come la sala di regia. Da essa dipende la gestione delle nostre scelte. Spetta a noi decidere a chi affidare il comando della nostra coscienza, alla paura o alla fiducia.

Erode è ossessionato da ciò che è avvenuto nel giorno in cui prima di farla perdere a Giovanni Battista l’ha perduta lui la testa lasciandosi prendere dall’orgoglio prima e poi dalla paura.

Può capitare a noi ciò che è accaduto ad Erode. La vicenda rivela che nessuno è il male assoluto e che in ciascuno, accanto alla tendenza al male c’è anche quella verso il bene. Erode, benché fosse oggetto di duri attacchi da parte del Battista a causa della sua condotta morale peccaminosa, faceva di tutto per proteggerlo dalle intenzioni omicide di sua moglie e lo ascoltava.

Quello che Erode pensava fosse il suo punto di forza si rivela invece il suo punto debole. Egli che voleva difendere Giovanni Battista non riesce a proteggere sé stesso. La troppa sicurezza di sé lo porta ad essere maggiormente vulnerabile e ricattabile. Ed è quello che accade nel giorno in cui pur di non perdere la faccia acconsente a far perdere la vita ad innocente.

Il vero dramma è l’essere giudici implacabili di noi stessi. La coscienza guidata dalla paura ci condanna al rimorso. La mente si popola di fantasmi quanti sono i sensi di colpa che si moltiplicano facendo della vita un inferno insopportabile.

Eppure una soluzione c’è: convertirsi alla misericordia. I discepoli di Giovanni Battista diedero una sepoltura al suo corpo. Avere misericordia verso sé stessi significa affidare alla terra le proprie miserie, mettersi a nudo per lasciarsi riconciliare. In fondo il perdono è il dono più bello che ci può essere fatto nella vita.

Questa è la verità che il cuore di ciascuno cerca ma che quello di Erode ha lasciato cadere nel vuoto.

- Pubblicità -

Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualità biblica a Matera

Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna

Altri Articoli
Related

p. Enzo Fortunato – Commento al Vangelo del 29 aprile 2026

Il commento al Vangelo del giorno a cura di...

Missio Ragazzi – Commento al Vangelo di domenica 3 maggio 2026 per ragazzi

Nel Vangelo di questa quinta domenica di Pasqua troviamo l'inizio del...

Enzo Bianchi – Commento al Vangelo del 3 maggio 2026

“Non sia turbato il vostro cuore” Nelle ultime domeniche del...

Carlo Miglietta – Commento alle letture di domenica 3 maggio 2026

Un Popolo Sacerdotale sulla “via” di Cristo Letture: At 6,1-7;...