Gesù invia in missione i Dodici senza bagagli, senza sicurezze, senza garanzie: solo con la forza del Vangelo e la compagnia dei fratelli. È uno schiaffo al nostro stile cristiano spesso pieno di zaini, strategie, strutture e ansie di risultato.
Per Gesù il missionario non è un “funzionario della Chiesa”, ma un uomo o una donna essenziale:
sobrio, perché ciò che annuncia non è lui ma Cristo;
non autoreferenziale, perché cammina sempre in due: la missione non è mai solitaria, è sempre fraternità;
portatore di pace, in un mondo che preferisce l’agitazione al silenzio;
portatore di guarigione e liberazione, senza paura di toccare le ferite degli altri;
libero dall’applauso e dal consenso, perché il Vangelo non si misura con i like ma con la verità della vita.
È un identikit che brucia, perché ci mostra quanto spesso il nostro cristianesimo si sia abituato alla comodità, alle protezioni, alle approvazioni sociali. Gesù invece ci spoglia: vuole missionari leggeri, senza doppie intenzioni, senza paura di perdere qualcosa.
E allora la domanda scomoda è inevitabile:
Oggi ci sono questi cristiani missionari?
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La risposta sincera è: sì, ma non fanno rumore. Sono nascosti. Sono quelli che vanno nelle periferie senza fotografarsi, che non hanno bisogno di “influenzare” nessuno digitalmente perché prediligono il contatto reale con la gente, che non contano i likes per ciò che scrivono sul web, che consoleranno qualcuno oggi senza che nessuno lo sappia, che perdono tempo con i poveri, che ascoltano più di quanto parlano, che preferiscono servire anziché apparire. Sono uomini e donne che non hanno paura di essere minoranza perché sanno che la verità non ha bisogno di maggioranza, ma di fedeltà.
Ma la seconda domanda è ancora più provocatoria:
Io… sono uno di questi missionari? Oppure sto ancora proteggendo le mie sicurezze, i miei ruoli, la mia immagine?
La missione non è un compito: è una liberazione.
Una liberazione da noi stessi.
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Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
