Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 3 Febbraio 2026

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C’è una donna che sanguina da dodici anni e un padre che sanguina nel cuore da altrettanto tempo: entrambi vivono in emorragia, entrambi stanno perdendo vita. Eppure il Vangelo li mette in cammino verso l’unica sorgente che può restituire ciò che stanno perdendo: Gesù.

La donna emorroissa non chiede permessi, non osserva protocolli religiosi. Lei si butta. Tace, si fa spazio come può, arriva alle spalle. E poi compie l’atto più scandaloso del Vangelo: tocca Dio.

Non una preghiera lunga, non un rito perfetto, ma un gesto minimo, audace, disperato e carico di fede.

La fede vera spesso è così: un tocco che nasce da chi non ha più niente da perdere.

E Gesù che cosa fa? Non si accontenta della guarigione.

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La cerca: «Chi mi ha toccato?».

Vuole la storia di quella donna. Vuole che lei dica ad alta voce il proprio dolore e la propria speranza. Gesù desidera che anche tu — consacrata, evangelizzatrice, ferita o guarita — gli racconti tutto: le lacrime, le paure, le voci interiori, i fallimenti.

Perché chi narra la propria ferita a Cristo diventa testimone, non spettatore.

È proprio questa testimonianza a generare fede attorno. Infatti, mentre la donna parla, qualcuno arriva a dire a Giairo: «Tua figlia è morta».

Ma Gesù, come sempre, ascolta la fede e non le notizie.

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«Non temere, soltanto abbi fede».

È come se gli dicesse:

“Hai ascoltato lei? Hai visto cosa fa la fede quando osa toccarmi? Ora fai lo stesso tu: credi all’impossibile.”

Giairo non discute. Cammina. E arriva fino alla stanza dove tutto sembra finito.

Ma per Gesù la morte non è una parete: è una porta socchiusa.

«La bambina non è morta, dorme».

La morte — per chi crede — è un sonno in attesa del risveglio eterno.

E la voce di Cristo, ieri come oggi, è l’unica che può dire: «Alzati!».

Forse anche noi, oggi, siamo un po’ emorroissi: perdiamo vita nelle relazioni, nelle comunità stanche, nelle correnti di scoraggiamento.

Forse siamo un po’ Giairo: disperati per qualcosa che sembra morto — un sogno, una vocazione, una comunità che tarda a nascere.

Il Vangelo ci provoca così:

hai ancora la forza di toccare Cristo? Hai il coraggio di raccontargli tutta la tua verità? Hai abbastanza fede per credere che ciò che sembra morto può rialzarsi?

Chi tocca Gesù con la fede non rimane mai nella morte.

Chi lo racconta diventa luce per chi non riesce più a credere.

Sr Palmarita Guida fvt

A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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