Due donne vengono guarite da Gesù nel Vangelo di oggi: una donna adulta e una bambina. La prima ha un’emorragia, tanto da essere considerata impura dall’intera società.
La seconda, invece, è una bambina di soli 12 anni: quale valore poteva avere per la società dell’epoca? Tuttavia, per Gesù esse sono tutto, ed Egli decide di farsi vicino a loro e di guarirle, seppur con dinamiche differenti.
Nel caso della donna adulta, è lei a rivolgersi a Gesù. È lei che sa che solo il Figlio di Dio può guarirla dalla sua malattia. E fa tutto il possibile per avvicinarsi a Lui. Non parla, non rivolge parola a Gesù: si limita a toccargli il mantello. E il fatto è che, spesso, il primo requisito per essere sanati nel cuore da Gesù è volerlo incontrare, voler toccare anche solo il suo mantello perché si sa che solo Lui può donarci una vita nuova.
Per parlare con Lui, bisogna incontrarlo. Egli non si nasconde, non guarda a ciò che la gente pensa di te, ma guarda a ciò che sei. Non importa che tu sia considerata “impura” dagli altri: Gesù aspetta tutte noi. Per fortuna, quando spesso non abbiamo la forza necessaria per andare da Gesù, ci sono molti altri che ci portano davanti a Lui.
La bambina è malata e non può alzarsi dal letto, per questo suo padre va in cerca di Cristo. La Chiesa è comunione, è comunità: quanta gente abbiamo intorno che è vera testimonianza di fede e ci aiuta affinché Gesù arrivi nelle nostre vite? Spesso si tratta di persone che passano inosservate, che credono anche quando tutto il mondo ride della loro fede.
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A Dio si va in comunità. Chiediamo oggi di poter essere guariti nel cuore da Gesù, sia per nostra volontà, sia attraverso l’accompagnamento di qualcun altro.
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