Le Beatitudini, autoritratto di Cristo
Letture: Sof 2,3; 3,12-13; 1 Cor 1,26-31; Mt 5,1-12
Beati i poveri
Il discorso delle Beatitudini, riportatoci sia da Luca (Lc 6,20-26) che da Matteo (Mt 5,1-12), che proprio in Matteo Gesù proclama con autorevolezza “sulla montagna” (con preciso riferimento alla teofania del Sinai) come una nuova Legge, come il suo programma ufficiale, costituisce un capovolgimento dei valori di questo mondo: gli uomini che il Signore dichiara beati sono i poveri e gli afflitti, non i ricchi e i gaudenti. È la ripresa della grande tradizione profetica, di cui abbiamo un esempio nel brano di Sofonia nella prima Lettura (Sof 2,3; 3,12-13). Dio ha fatto una precisa scelta di campo: ha scelto, ci dice Paolo nella seconda Lettura, “ciò che nel mondo è stolto…, è debole…, è ignobile e disprezzato” (1 Cor 1,26-31)! L’Evangelo infatti è anzitutto la “buona novella annunciata ai poveri” (Mt 11,5; Lc 7,22), che sono i destinatari privilegiati del Regno che viene: “di essi è il Regno di Dio” (Lc 6,20)!
Luca proclama beati i poveri, tout court, gli affamati e gli assetati, senza altra specificazione: Matteo parla di poveri “in spirito”, e di affamati ed assetati “di giustizia”, approfondendo quindi questo annuncio in senso spirituale. Perciò Matteo aggiunge, rispetto al testo lucano, la beatitudine dei miti, quelle dei misericordiosi, dei puri di cuore, degli artefici di pace, accentuando la portata esortativa delle Beatitudini. Dalla prospettiva più teologica, tipica delle beatitudini lucane, si passò presto, nella prima Chiesa, a quella più antropologica, caratteristica della tradizione di Matteo. L’attenzione si trasferì dal comportamento di Dio nell’instaurare il Regno a quello dell’uomo per potervi accedere.
Dalla parte dei poveri
“La povertà è la prima delle beatitudini e il fondamento delle altre” (E. Bartolucci): e anche la povertà «in spirito» richiede quella materiale. È difatti impossibile e ipocrita essere “poveri in spirito” se non ci si è staccati anche dai beni materiali: “Lo spirito di povertà… può facilmente essere una mistificazione se non ha la sua origine in una reale povertà materiale” (J. de S. Ana). “La povertà è come un essere vivente. Ha un corpo (beati i poveri) e ha un’anima (beati quelli che hanno un cuore da povero). La povertà ha un corpo: ciò deve essere reale ed effettivo. Noi equivochiamo quando prescindiamo dalla povertà reale con il pretesto che già abbiamo la povertà dello spirito” (E. Bartolucci). Anche le altre Beatitudini sono un invito a stare concretamente dalla parte dei poveri. Non si può essere miti, affamati ed assetati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, se non ci si fa carico delle sofferenze degli ultimi, se non si lotta al loro fianco, se non si compartecipa con loro i beni.
Alla sequela di Gesù povero
Gesù fu il Messia dei poveri perché non solo proclamò la loro liberazione, ma fu egli stesso povero, vivendo tra gli ultimi. Le Beatitudini che egli propose altro non sono, affermava Giovanni Paolo II, che “una specie di autoritratto di Cristo, un invito alla sua sequela e alla comunione con lui” (Veritatis splendor, n. 16). Gesù è il modello concreto delle Beatitudini. I credenti sono chiamati a vivere come lui, nella povertà e nella mitezza, nella sincerità e nella lotta per la giustizia e per la pace, nella follia cioè della logica della croce, nello scandalo della coerenza dell’amore (1 Cor 1,23).
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Il programma delle Beatitudini è rivolto a tutti, religiosi e laici: ci ricorda il Concilio Ecumenico Vaticano II che “la carità di Dio… rende capaci i laici di esprimere realmente nella loro vita lo spirito delle Beatitudini… Questa spiritualità dei laici deve parimenti assumere una sua peculiare caratteristica dallo stato di matrimonio e di famiglia” (Apostolicam actuositatem, n. 4).
Ogni Eucarestia, in cui Gesù si dona a noi nella povertà del segno di un pezzo di pane, ci renda più capaci di aderire a lui e al suo rivoluzionario messaggio d’amore.
Il commento alle letture della domenica a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito è “Buona Bibbia a tutti“.
