Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 25 gennaio 2026

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“Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105).
Questo versetto del Salmo ci accompagna nella III domenica del Tempo Ordinario, domenica della Parola di Dio. Una luce che viene da Dio stesso e ci guida nel cammino della vita, ci aiuta a capire ciò che ci accade e a scoprire la Sua volontà su di noi.

Nel giorno di Natale abbiamo ascoltato il Prologo del Vangelo di Giovanni: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Questa luce è Cristo.

La Parola di Dio non è una teoria astratta: è una Persona viva, reale, che ci interpella e viene ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14).

Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 4 di Matteo, ci parla di luce. Dopo l’arresto di Giovanni il Battista, Gesù inizia il suo ministero nelle terre di Zàbulon e di Nèftali, regioni lontane dai grandi centri religiosi e abitate dai pagani. Come dice Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta” (Mt 4,15-16; Is 8,23–9,1).

Gesù viene per tutti: per chi è lontano, per chi vive nelle tenebre, ma anche per ciascuno di noi, nelle tante ombre della vita quotidiana. Il contenuto della sua predicazione, sin dall’inizio, è quello di annunciare: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17).

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Dio c’è, ci ama, è vicino e si prende cura della nostra vita. La sua Parola richiede una risposta: la conversione, il cambiare mentalità, scegliere la luce e lasciarsi guidare da Lui, lasciarsi persino contraddire da Lui nella concretezza della nostra esistenza.

È in questo contesto che Gesù chiama i primi discepoli, mentre lavorano, impegnati nelle loro attività quotidiane, mentre guadagnano il pane per se stessi e le loro famiglie. È il Maestro che li sceglie, in un contesto concreto e reale: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16).

La logica passata del discepolo che sceglieva il proprio rabbi, come avveniva nel giudaismo tradizionale, è ormai superata da questa nuova irruzione di Dio, che interpella in prima persona. La vita cristiana è proprio riconoscersi scelti, amati, chiamati.

I discepoli rispondono “subito” (Mt 4,20.22). Non rimandano, non pongono condizioni. Così anche noi siamo chiamati oggi a fermarci, ascoltare la Sua voce e lasciarci guidare.

In questa Domenica della Parola di Dio, chiediamoci: che posto ha davvero la Parola nella mia vita? La lascio abitare in me, illuminare le mie scelte e orientare il mio cammino, oppure la ascolto distrattamente, senza permetterle di trasformarmi?

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La luce di Cristo continua a sorgere anche oggi: siamo pronti a seguirla?

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.

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