Ai «pescatori di uomini» una promessa di vita creativa
Non son altro che pescatori: gente che conosce le notti, la fatica, la ripetizione dei gesti; non hanno titoli accademici, non hanno prestigio, e non stanno neanche cercando un maestro. Sono immersi nel quotidiano della loro vita, con mani spellate e infreddolite.
Eppure proprio là li raggiunge la voce che cambia tutto: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini.» Non sono migliori di altri, ma sono concreti, reali, vivi come ognuno di noi. E Gesù li chiama perché la loro vita, come la nostra, custodisce una promessa: quella di allargarsi, di propagarsi come le onde del mare.
E loro? Non chiedono un programma né garanzie e non ragionano su quanto conveniente sia seguire questo sconosciuto: semplicemente si fidano, subito, come un lampo che ha acceso le loro vite. Qui nasce il Regno di Dio, non in un tempio, ma sulle sponde di un lago e non da una teoria, ma da un incontro; nasce da quattro fragili sì, pronunciati da quattro fragili uomini comuni.
Forse anche noi siamo in attesa senza saperlo: viviamo immersi in una monotonia che ci fa vivere ogni giorno come uguale all’altro. Forse all’improvviso può arrivare un incontro, una crisi, un’intuizione che ci dice: «Potresti essere di più, potresti amare di più…». […] Continua a leggere su Avvenire.
