Don Michele Chiapuzzi – Commento al Vangelo del 25 Gennaio 2026

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Abitare a Cafàrnao

Città di snodi e di incroci, porto e mercato; Cafàrnao di pescatori e mercanti, di tenebre e luce. Cafàrnao di malati e di sani, di meticciati e di confini.

Gesù andò ad abitare a Cafàrnao, scelse di andare ad abitarvi, dopo l’arresto del Battista -la voce nel deserto-, Gesù -la Voce veramente umana del Padre- comincia ad annunciare la prossimità di Dio. La Voce dà e dice il vangelo, perché è vangelo: Parola che salva.

Partendo dal ritiro di Galilea la Parola cominciò a dire sé stessa, cominciò a diffondersi per dar luce nelle tenebre fin agli estremi confini della terra. E qualcuno, chiamato, decide di stargli dietro, seguendo le sue tracce, scegliendo i percorsi che egli sceglie, lasciando che sia lui a dare la direzione dei passi.

Passi che oltrepassano confini -di spazio e tempo, culturali e religiosi- come egli li oltrepassa. E qualcuno sarà chiamato da lui a vivere giorno e notte al cospetto del Padre, decidendo di non escludere nessuno negli incontri che accadranno, di abitare strade, case, sinagoghe, deserti e campi verdi, mari e fiumi, come se fossero tutti ed ognuno la dimora dello Spirito.

Fino ad abitare il Golgota e sulla Croce far incontrare ancora sé stesso con il ladroni. E così inizia la conversione, difficile tanto difficile ma possibile, anche per i primi chiamati.

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Sequela che comincia da e per quelli che abitavano in regione ombra di morte: non da privilegi, né tanto meno da preparativi e preparazioni catechistiche (di umano perbenismo); sequela che incomincia dallo stare a riparare le reti, dal lasciare il loro padre -lasciare il passato-, per vivere novità di vangelo.

Ma la novità della buona notizia non è immune da contraddizioni e fallimenti -volete andarvene anche voi? (Gv 6,67)-; da incomprensioni -nel mio nome mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia (Mt 5,11)-, e da tradimenti -non conosco quell’uomo (Mt 26,72)-.

Rispondere alla chiamata implica dire sì ad un presente di verità. Senza maschere di apparente perfezione che negherebbero la fragile e fallace natura. Lui chiede di seguirlo per vivere, fin da oggi, la complessità delle relazioni nell’unica dimensione dell’amare: perdonando e perdonandosi.

Da pescatori, cioè da uomini e donne che lottano, fragilmente ed inadeguatamente, contro mari in tempesta, in notti in cui non si pesca nulla, dove il mare non dà, in giornate ventose e di bonaccia, tra reti lacere da continuamente riassettare ed avere la gioia di una pesca abbondante, di centocinquantatré grossi pesci, perché si è creduto (forse tentato) fin in fondo ad una Parola di perdono e di amore: gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete (Gv 21,6).

Maestro, ti abbiamo seguito e, non abbiamo preso nulla ma sulla tua parola getterò le reti (Lc 5,5). La fede che comincia da un nulla di me stesso e di cose e porta all’abbondanza di umanità: vi farò pescatori di uomini.

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Gesù scelse di andare ad abitare a Cafàrnao tra la confusione per mostrare presenza di salvezza. Da Cafàrnao, lo seguirono ed andarono fino a casa mia: oggi. Oltrepassando ogni umano limite.

FONTETelegramChi è don Michele
Foto di Steve Haselden da Pixabay

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