Iniziamo a seguire il ministero pubblico di Gesù, ricordando che non siamo mai arrivati ma discepoli in cammino, con gli stessi dubbi e paure, entusiasmi e slanci dei primi seguaci.
Dopo il battesimo del Giordano, dopo l’arresto del Battista, Gesù prende il suo posto e si ritira a Cafarnao, entra all’opera, in scena, in un ambiente vivace con tanto movimento di persone. Cafarnao diviene il suo “quartier generale”, e qui chiama i primi discepoli a seguirlo, la Parola di salvezza inizia a percorrere le strade della Galilea.
Il tema di questa domenica è la luce. Dio è luce, il Signore è luce, ed è venuto per tirarci fuori dai nostri rifugi. Abbiamo spento la luce nella nostra vita? Coraggio, ripartiamo! Si compie così la visione del profeta Isaia con cui si apre la liturgia della Parola. “Essa è ben più di un sogno, è un segno che indica l’inizio di una nuova era il cui punto di partenza è una ricomprensione profonda degli atteggiamenti e dei desideri di sempre” (DMS).
Gesù è un predicatore che attraverso la sua Parola, fa luce, illumina le coscienze. Il tema della luce è richiamato dal salmo responsoriale: Il Signore è mia luce e mia salvezza. Il Signore è la mia luce, con la sua presenza, con la sua Parola. Nonostante le notti, le tenebre, le paure, il Signore è la mia luce.
Nella Galilea delle genti, un mondo meticciato, pagano, dove Dio è stato fatto fuori, dove ci sono commerci, affetti, piaceri, compromessi, dove ci vendiamo e ci prostituiamo, in questa Cafarnao Gesù viene ad abitare e a portare la luce. Arriva il Regno di Dio, accende la luce, accende l’amore, la misericordia, la salvezza. Una nuova creazione, dove vivrai non per te stesso a per gli altri. Gesù inaugura i tempi nuovi dopo aver atteso a lungo nel nascondimento e nel silenzio della sua ordinarissima vita, Cafarnao, la città di frontiera, di passaggio, di incontro, di diversità… simbolo delle città non sante e non tradizionali di ogni luogo e di ogni tempo, il luogo delle ambiguità e della complessità, Gesù ci indica il ritiro nel mondo inteso come crocevia possibile di salvezza.
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Il Signore passa e chiama, chiama ad una vita nuova, chiama uomini pescatori, senza titoli accademici, non crea circoli esclusivi (Sic!): “E Gesù li chiama perché la loro vita, come la nostra, custodisce una promessa: quella di allargarsi, di propagarsi come le onde del mare. E loro? Non chiedono un programma né garanzie e non ragionano su quanto conveniente sia seguire questo sconosciuto: semplicemente si fidano subito, come un lampo che ha acceso le loro vite” (LV).
Ma c’è un richiamo alla conversione, un cambiamento di radicale nuovo di pensiero. Non si può mettere vino nuovo in otri vecchi. C’è la chiamata a seguirlo, con una novità, non sono i discepoli a cercare il Maestro, ma è il Maestro che, nella linea dei profeti come Elia ed Eliseo, chiama dei discepoli. “Inoltre il Signore Gesù non chiama gente capace, ma è la sua chiamata a rendere capaci di diventare «pescatori di uomini»” (DMS). Chiama i pescatori, li cambia, uomini che non erano probabilmente così raffinati, “immersi nel quotidiano della loro vita, con mani spellate e infreddolite” (LV).
Gesù si pone come luce, come fiaccola che illumina. Il Signore faccia luce a ciascuno di noi perché possiamo camminare tutti insieme alla sua luce. “Cammina Gesù, perché il suo Vangelo è una presenza, un contatto, una mano tesa. Una carezza. Gli basta, nel buio delle notti, starci vicino finchè la luce torna a farsi possibile ” (LV).
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]
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