don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 25 Gennaio 2026

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Luce di Galilea e chiamata all’unità

Il commento di don Claudio analizza le letture della Terza Domenica del Tempo Ordinario, focalizzandosi sul passaggio del Vangelo di Matteo in cui Gesù inizia la sua missione a Cafarnao. Viene spiegato come la predicazione di Cristo rappresenti la realizzazione della profezia di Isaia, portando una luce divina capace di dissipare le tenebre del popolo oppresso.

Questo tema della speranza e della salvezza viene rafforzato dal Salmo 26, che invita i fedeli a confidare nel Signore per superare ogni timore esistenziale. Infine, il testo esamina l’appello di San Paolo ai Corinzi contro le divisioni interne alla Chiesa, sottolineando che solo restando uniti in Cristo è possibile camminare insieme nella verità. In sintesi, le fonti invitano i credenti ad accogliere la Parola di Dio come guida per ritrovare l’unità e la pace interiore.

Continua dopo il video.

Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

L’inizio del ministero di Gesù a Cafarnao

Con la terza domenica del tempo ordinario riprendiamo la lettura semicontinua del Vangelo secondo Matteo e iniziamo a seguire il ministero pubblico di Gesù, come lo racconta il primo evangelista. Egli sottolinea che, dopo il battesimo nel Giordano e dopo aver saputo dell’arresto di Giovanni Battista, Gesù in qualche modo ne prende il posto. Si ritira non più a Nazaret, ma va ad abitare in un paese sul lago di Galilea: Cafarnao, un porto di mare, un ambiente vivace con grande movimento di persone. L’evangelista fa notare che la città di Cafarnao e il lago di Galilea si trovano nel territorio che anticamente apparteneva alle tribù di Zabulon e di Neftali. Lo fa per collegarsi esplicitamente a un testo del profeta Isaia, dove si dice che la terra di Zabulon e la terra di Neftali — ovvero la Galilea — hanno visto una grande luce.

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Il contesto storico della profezia di Isaia

Questo testo, proposto come prima lettura, è lo stesso che ascoltiamo ogni anno la notte di Natale, poiché fa parte del capitolo 9 di Isaia ed è un poema di intronizzazione del nuovo re. Sebbene contenga la famosa frase “Un figlio ci è stato dato, un bambino è nato per noi”, il riferimento originale non riguardava una natività, ma l’ascesa al trono: secondo il protocollo regale, quando il re saliva al potere, si diceva che nascesse come figlio di Dio.

Isaia compose probabilmente questo testo per l’ascesa al trono del giovane Ezechia verso la fine dell’VIII secolo, in una situazione storica tragica: gli Assiri avevano conquistato il nord di Israele, devastando proprio la Galilea. Il profeta vede nell’ascesa del nuovo re una possibilità di salvezza. Il popolo che camminava nelle tenebre e si trovava in una situazione disperata, dominata dai nemici, ha visto la luce e ha intravisto uno spiraglio di salvezza. Il Signore ha spezzato il giogo e il bastone dell’aguzzino, riferimenti ai soldati assiri che avevano deportato la popolazione. Questo intervento divino viene paragonato all’episodio eroico di Gedeone nel “giorno di Madian”.

La luce della predicazione

L’evangelista Matteo adopera questa pagina antica per affermare che essa si realizza nel momento in cui Gesù comincia a predicare. Fa notare che l’inizio della missione di Gesù avviene proprio in quel territorio della Galilea dove Isaia aveva predetto la luce. Non è tanto la nascita del bambino a corrispondere alla luce, quanto il momento della predicazione: è allora che il Messia inaugura la sua missione profetica, illuminando le coscienze attraverso la sua parola.

Il tema della luce è ripreso anche dal Salmo responsoriale (Salmo 26), che afferma: “Il Signore è mia luce e mia salvezza”. Questo è il tema centrale delle letture: il Signore, con la sua parola e presenza, vince ogni timore, difficoltà o tenebra.

L’appello all’unità nella Seconda Lettura

Nella seconda lettura, tratta dalla prima lettera ai Corinzi, San Paolo interviene su una comunità divisa e problematica. Questo brano è stato scelto perché coincide con l’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani. A Corinto, i fedeli erano divisi in gruppi che litigavano tra loro, appellandosi a diversi ministri: chi diceva “Io sono di Paolo”, chi di Apollo, chi di Cefa (Pietro) e chi direttamente di Cristo.

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L’apostolo rimprovera aspramente questo stile, affermando che Cristo non è diviso. Non devono esistere discepoli di singoli ministri, ma solo discepoli di Cristo che vivono in comunione e fraternità. Il Signore, come nostra luce, crea unità: se ognuno si lascia illuminare da Lui, siamo una cosa sola; se invece ognuno si fa luce da sé, si crea divisione. Il video si conclude con la preghiera affinché il Signore faccia luce a ciascuno di noi per camminare insieme. illuminare solo l’angolo di una stanza (Israele), ma che Dio trasforma in un faro immenso capace di guidare tutte le navi in mare aperto (le nazioni), affinché nessuno resti al buio.

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