La mitezza degli agnelli e la violenza del mondo
E se oggi io vedessi Gesù venire verso di me sarei capace di riconoscerlo? E come lo chiamerei? E se Giovanni vedesse me, o te che mi stai leggendo, cosa vedrebbe in noi: forse solo qualcosa di opaco e indistinto, chiuso e appesantito dalle paure?
Vorrei poterlo riconoscere e dire come Giovanni “Ecco, è Lui.” Ecco finalmente chi abita una pienezza che non muta, che non si dissolve, che non si incrina. Ecco finalmente uno spazio in cui la vita divina trova la sua casa nello scorrere della storia; ecco l’innocente, con la sua capacità di restare intatto, limpido, non contaminato dalla paura o dal cinismo, anche se conosce tutta la durezza del mondo.
Energia misteriosa è questa trasparenza dell’Agnello: una energia non deformata dalla paura, dalla violenza, dal calcolo, dal «peccato del mondo». Ma cosa è questo peccato del mondo? Forse la somma di tutte le nostre opacità: non un elenco di colpe, ma un’ombra collettiva, intessuta di violenze, egoismi, sistemi ingiusti, paure, cucita a trama fitta, che ci divide da noi stessi, che spezza la nostra unità interiore, che assorbe e dissolve la nostra luce[…] Continua a leggere su Avvenire.
