C’è una tentazione sottile che attraversa il Vangelo di oggi e il nostro cuore: guardare gli altri senza aver mai davvero guardato noi stessi. Gesù smaschera questa illusione.
Prima di giudicare, invita a riconoscere la propria ombra, la propria fragilità, il proprio bisogno di salvezza. Chi non si conosce diventa duro, moralista, scandalizzato dal peccato altrui; chi invece vede la propria ferita può iniziare a scoprire la misericordia.
Solo chi si sente amato dentro la propria povertà smette di puntare il dito. Gesù non chiama i perfetti, ma i peccatori. E il primo sono io, direbbe San Paolo. Cosa c’è di più grande del sentire Gesù che ti chiama per nome?
A cura di fra Simone dal suo canale Telegram (https://t.me/centoparole)
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