don Vincenzo Leonardo Manuli – Commento al Vangelo del 18 Gennaio 2026

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Prende su di sé i peccati dell’umanità, Gesù, l’Agnello di Dio, l’Inviato del Padre, l’Unto, venuto nel mondo per farsi carico delle fatiche e delle debolezze dell’umanità.

Eccolo venire, l’Atteso delle genti, sembra vedere gli occhi dilatati del Battista, pieno di gioia e di stupore. Forse, lo abbiamo ripetuto così tante volte quel ritornello, Ecco l’Agnello di Dio, al punto che non ci abbiamo fatto più caso, dell’altezza, della lunghezza e della profondità di questa dichiarazione del Battista. Perché l’Agnello? Prende o toglie il peccato del mondo? Cosa significa per me?

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Siamo pellegrini, anche nel tempo ordinario, non celebrando quei “tempi forti”, celebriamo sempre la Pasqua del Signore. Dopo le manifestazioni, ai Magi, al Battesimo, a Cana, i cieli si sono squarciati, lo Spirito ha manifestato pubblicamente chi è Gesù. Colui che non conosceva peccato si è fatto peccato, mettendosi in fila con i peccatori. Un domenicano, padre Girotti scriveva: “l’innocente è stato punito al posto del colpevole perché il colpevole diventasse innocente”.  

Quei “cieli aperti”, significano che quel Dio prima distante ora si è fatto prossimo all’umanità, e ha permesso che Cielo e terra si congiungessero. Il simbolo dell’agnello è per definizione l’animale più indifeso, il più inerme, e il compito di questo Agnello è grande, non solo di prendere e farsi carico dei peccati dell’umanità, ma di togliere, di vincere, e tutto questo avviene nell’umiltà e senza superbia. Il Servo sofferente predetto da Isaia, si presenza senza eserciti e senza armi, “mansueto” e forte nello “Spirito”.

Giovanni il Battista prende sul serio la missione di precedere l’Inviato del Padre, si lascia guidare dallo Spirito: “Ecco l’Agnello di Dio”.  Come ha fatto a vedere la presenza di Dio, il suo passaggio?  Illuminato dallo Spirito è disponibile totalmente allo Spirito, consapevole del suo compito: lasciar passare il Signore. E’ questo il compito che spetta anche a noi, credenti, discepoli del Figlio, membri del popolo di Dio, è compito della Chiesa, quello di non intralciare il suo passaggio. 

Impareremo giorno dopo giorno, a riconoscere i segni della sua presenza, dentro la nostra storia, a volte anche tra le pieghe della sofferenza e dell’incomprensione, tra chi ci deride parla alle spalle, tra chi non riconosce i nostri talenti e i nostri slanci, ma proseguiremo con intelligenza e capaci di profezia, quali testimoni gioiosi a contemplare il volto di Dio. Senza pretese, senza superbia, canna pensante e fragile, testimonieremo il Credo. “Tutto ciò non può avvenire semplicemente attraverso una proclamazione verbale della dottrina del Cristo, ma soprattutto incarnando nella propria vita i valori di fede e di amore da lui proposti  e vissuti, fino a testimoniarli con il sangue” (Lezionario Meditato). Saremo davvero certi di averlo conosciuto solo quando saremo credibili testimoni del vangelo verso i nostri fratelli: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog

Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. []

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