Agnello di Dio: un ‘immagine che fa tanto pensare
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
L’Agnello di Dio: La Via dell’Umiltà e della Redenzione
In questa riflessione spirituale, il Cardinale Angelo Comastri identifica l’orgoglio umano come la radice profonda della sofferenza e dell’allontanamento da Dio. Attraverso la figura simbolica dell’Agnello di Dio, l’autore contrappone la potenza mondana alla scelta dell’umiltà, indicando in Betlemme e nella Croce la via necessaria per la pace interiore e collettiva.
Il commento sottolinea che l’incontro con il divino richiede l’abbandono dell’autosufficienza e l’accettazione della propria natura di peccatori bisognosi di redenzione. Seguendo l’esempio di Giovanni Battista, i fedeli sono invitati a convertire il proprio cuore, accogliendo una vita fatta di pazienza e sacrificio per superare il male del mondo. In definitiva, l’opera esorta a una fede autentica che non imponga la propria strada a Dio, ma si lasci guidare dalla Sua mitezza salvifica.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. «Agnello di Dio» è un’immagine che fa tanto pensare. Il più grande peccato è l’orgoglio: esso è la causa prima della nostra infelicità, causa che ci fa allontanare da Dio e dal nostro prossimo.
Per questo Dio, venendo sulla terra, ha preso una strada in polemica con il nostro orgoglio e in alternativa ad esso. Nei giorni scorsi abbiamo meditato il Natale del Signore; chiediamoci: che cos’è e cosa significa Betlemme? Betlemme è un colpo colossale alla superbia umana e, nello stesso tempo, è la proposta dell’umiltà come via della pace, come novità e strumento di rinnovamento dell’umanità. Anche in questo momento, i venti di guerra si placheranno soltanto se gli uomini faranno tutti un atto di umiltà. Possiamo paragonare Betlemme a un seme: il seme darà i frutti che gli sono propri. Cristo, pertanto, con la sua vita non potrà mai smentire Betlemme, ma sottolineerà sempre di più la scelta dell’umiltà e dell’ultimo posto.
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Eccoci, infatti, al Vangelo di questa domenica: Giovanni viene interrogato: «Ma tu chi sei?», ed egli risponde: «Io sono voce di uno che grida nel deserto… io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete». Queste parole sono profondamente vere: Dio non è lontano, è vicino; non bisogna aspettare che venga: è venuto, è già in mezzo a noi. Allora, come possiamo incontrarlo? Camminando sulla sua strada, convertendoci alle sue scelte e mettendoci in discussione in modo umile e sereno per lasciarci condurre da Lui. Chi scende dal piedistallo dell’orgoglio e butta via l’arroganza, l’autosufficienza e la paura di piegarsi, costui trova Dio o, meglio, si incontra con Dio. Giovanni continua e dice: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo». Non poteva trovare un’immagine più bella e più vera. Giovanni aveva un temperamento forte e passionale; anche per lui dovette costare tanto l’incontro con Cristo mite ed umile di cuore: fu un vero martirio rinunciare all’immagine del leone per accettare l’immagine dell’agnello, molto congeniale invece al carattere di Dio,.
Giovanni accoglie la storia di Cristo e ne dà pubblica testimonianza: «Ecco l’Agnello di Dio», come a dire: «Non aspettatevi potenza, ma bontà; non aspettatevi terrore, ma fiducia; non aspettatevi esibizioni, ma umiltà; non aspettatevi un trono, ma la croce». C’è già tutto in questa espressione che noi ripetiamo prima della comunione in ogni Messa. Ma c’è in noi la fede di Giovanni, l’accettazione della strada di Cristo fatta di umiltà, pazienza, sacrificio e dono della croce? La nostra comunione è veramente comunione con Cristo e con le sue scelte? Giovanni non conclude qui il suo atto di fede e completa: «Ecco colui che toglie il peccato del mondo». Questo è lo scopo della vita di Cristo e il senso della sua missione.
Cristo toglie il peccato del mondo, ma chi non si sente peccatore, chi non avverte il suo peccato e non ha l’umiltà di battersi il petto, non incontrerà mai Cristo per quello che veramente è,. Gesù ha detto che è dal cuore dell’uomo che esce ogni malvagità; pertanto, Egli è venuto per cambiare il cuore dell’uomo e per eradicare dentro di noi i nostri pensieri e le nostre intenzioni. È venuto per togliere la radice della nostra sofferenza che è il peccato: ovvero orgoglio, autosufficienza, ribellione, indifferenza, odio ed egoismo. Cristo è redentore dell’umanità peccatrice e, per Lui, la vera tragedia dell’individuo è il peccato. In ogni Messa ricordiamo che il Suo sangue è versato «in remissione dei peccati»; questa è l’intenzione di Cristo e, dinanzi al male dell’uomo, non dobbiamo dimenticare la diagnosi di Dio: la radice del male è il peccato.
Anche oggi vediamo i frutti di quanto peccato c’è nel mondo,. Passato il Natale, continuiamo a meditare la vita di Cristo per impararla, accoglierla e viverla. Preghiamo con tutta l’anima: «Signore, fa’ che io ti conosca; Signore, fa’ che io mi lasci salvare, liberare e redimere da Te; Signore, fa’ che io non abbia la presunzione di importi la mia strada, ma abbia l’umiltà e la fede per camminare nella tua strada». Sia lodato Gesù Cristo.
