Il male non ha dubbi su chi sia Gesù. Lo riconosce subito, prima ancora che qualcuno apra bocca. Sa che la sua presenza è la fine del suo dominio. Paradossale: l’indemoniato nella sinagoga vede con più chiarezza di tanti “devoti” che lo circondano.
E noi?
Noi riconosciamo Gesù con la stessa prontezza del maligno? O abbiamo bisogno di segni, conferme, emozioni, approvazioni umane? Il male non perde tempo: sa che davanti a Cristo non ha scampo. Ma spesso noi, davanti a Cristo, tentenniamo.
E poi un dettaglio che brucia: la scena avviene nella sinagoga. Il luogo sacro, il luogo della Parola, il luogo della preghiera. È lì che il male si nasconde meglio, perché si traveste da “bene”, da “tradizione”, da “norma”. Il Vangelo ci provoca: il maligno non abita solo nelle tenebre, ma anche nei recinti del sacro, quando il cuore è chiuso.
Il bene, però, resta sempre superiore: Gesù non discute, non fa teorie, non apre commissioni. Parla. E la sua Parola libera. La Parola ascoltata e meditata ogni giorno produce esorcismo in noi cioè ci libera dal male e contemporaneamente ci fa crescere. Questa è l’autorità della Parola ancora oggi.
- Pubblicità -
Ci viene chiesto lo stesso: lasciarci liberare da Cristo là dove il male si traveste meglio, nelle nostre “sinagoghe interiori”, nelle convinzioni rigide, nei giudizi, nelle maschere di falsa bontà.
Il Vangelo ci domanda con forza:
Chi riconosci più velocemente dentro di te: la voce di Cristo o quella di ciò che si camuffa da bene? Senti l’autorità della Parola nella tua vita oppure è una lettura come tante altre?
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
- Pubblicità -
