MAI SOLI NELLA TEMPESTA
“Subito dopo”,
dopo i pani che traboccavano dalle mani e dalle ceste,
“costrinse i discepoli”,
che vorrebbero star lì
a godersi il successo,
“a salire sulla barca e
a precederlo sull’altra riva”.
Li deve costringere,
non vogliono andarci
sull’altra riva,
è terra pagana,
c’è il rischio di essere rifiutati,
è già successo.
Infatti: la barca
era sbattuta dalle onde,
perché il vento era contrario.
Un vento che non soffia da fuori,
ma da dentro i Dodici,
come resistenza a quel viaggio
verso gli stranieri.
“Sul finire della notte
egli andò verso di loro
camminando sul mare”.
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Non ha fretta Gesù:
tre giorni ha atteso per Lazzaro,
attende quasi una notte intera
di tempesta,
tre giorni aspetterà per risorgere.
Ha sempre fretta invece,
quando in vista c’è
una esaltazione,
una ovazione.
Fretta di andarsene
e di portar via i discepoli.
Perché il posto vero dei credenti
non è nei successi
e nei risultati trionfali,
ma in una barca in mare,
mare aperto, dove prima o poi,
durante la navigazione della vita, verranno acque agitate
e vento contrario.
Ma non saranno lasciati soli.
“Coraggio, sono io,
non abbiate paura!”
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Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
