La scena è surreale: cinquemila persone, il deserto, il tramonto… e Gesù che dice ai discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare».
Sembra una battuta ironica, quasi fuori luogo. I discepoli fanno il conto: servirebbero mesi di stipendio. Impossibile. E proprio lì sta il punto.
Marco ci provoca: Gesù mette i discepoli davanti al loro limite, non per umiliarli, ma per rivelare il “di più” che solo Lui può dare. È come se dicesse: “Finché pensi di sfamarti da solo, rimani affamato. Solo Dio può saziare la fame più profonda: quella di amore, di senso, di vita”.
La folla ha fame di pane, ma anche di Gesù. I discepoli hanno solo cinque pani e due pesci: pochi come il nostro cuore, piccoli come le nostre forze. Eppure Gesù parte sempre da quel poco, non da ciò che manca.
La moltiplicazione non nasce dalla quantità, ma dalla consegna: quando metti nelle sue mani il tuo “quasi niente”, Lui lo spezza e lo moltiplica, lo fa diventare vita per altri.
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La provocazione allora è questa:
Di cosa ho fame davvero? E a chi sto chiedendo di nutrirmi?
Perché noi ci affanniamo a cercare risposte, riconoscimenti, affetti… ma la fame di infinito la sazia solo Dio.
I discepoli scoprono che non devono “fare miracoli”, ma fidarsi. La folla scopre che Dio non dà briciole ma abbondanza. E noi scopriamo che ciò che sembra impossibile a noi, è il punto da cui Gesù comincia.
La moltiplicazione dei pani è la dichiarazione più chiara:
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“Io sono il Pane che sazia. Voi metteteci il vostro poco: al resto penso Io”.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
