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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 21 Dicembre 2025

Siamo giunti alla IV ed ultima domenica d’Avvento. Ormai i testi sono tutti protesi nel prepararci a vivere il Natale di Gesù. Il cammino fin qui compiuto ci ha permesso di focalizzare l’attenzione alla Meta del nostro camminare insieme, ossia stiamo andando incontro al Signore che viene e che solo c’introdurrà nel regno dei Cieli (I domenica d’Avvento).

Continua dopo il video.

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https://youtu.be/Ux-av481BpA

Lungo questo cammino siamo chiamati a coltivare un atteggiamento di conversione, ossia quella capacità di saper abbracciare l’essenziale tenendo fisso lo sguardo verso il Signore (II domenica di Avvento).

Questa scelta di fondo chiede la disponibilità, come è avvenuto per Giovanni Battista, di lasciarci mettere in discussione, in crisi di fronte alle false immagini di Dio che ci costruiamo quotidianamente, pur di sentirci in pace con noi stessi: “Sei tu – chiese il Battista – colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?” (Mt 11,3, III domenica di Avvento).

La stessa cosa avviene oggi con Giuseppe. La sua promessa sposa, Maria, attende un figlio. Una situazione che, secondo la Legge, richiederebbe la morte della donna. Il testo del vangelo presenta proprio questo dramma.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi.

24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Come accennavamo, il vangelo presenta un dramma: da una parte Giuseppe, uomo giusto e osservante della Legge – dice il testo che non poteva tenere con sé una donna adultera (cf. Dt 22,23-24). Eppure non voleva ripudiarla, l’amava.

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Dall’altra parte troviamo l’intervento di Dio: mentre Giuseppe rifletteva e cercava di capire come uscire da questa situazione, in sogno gli apparve un angelo, il quale lo aiuterà ad andare oltre l’evidenza.

La prima cosa che fa l’angelo è quella di chiamarlo per nome, di fargli capire che lui è “conosciuto” da Dio: «Gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere…”» (Mt 1,20).

La prima cosa che l’angelo ricorda a Giuseppe è la sua storia, la sua radice: Giuseppe, sei figlio di Davide. Egli forse si vedeva semplicemente come un povero falegname di un piccolo villaggio della Galilea, mentre l’angelo di Dio lo chiama “figlio di David”.

Con questa espressione l’angelo rispolvera la vera identità di Giuseppe, e quindi la sua missione. Sei della discendenza regale, com’è anche ricordato all’inizio del vangelo di Matteo, nella genealogia (cfr Mt 1,1-17).

Giuseppe è parte della promessa, e sarà grazie a lui che Dio potrà portare a compimento la promessa di dare a Davide una discendenza numerosa come le stelle.

A questo primo dato va aggiunto un secondo aspetto. Giuseppe capisce che Dio si prende cura di lui, della sua sofferenza, del suo dubbio, della sua lotta interiore. Tale esperienza permette a Giuseppe di sentirsi “accolto”, “capito”, non abbandonato.

Infine, Maria rimane la sua sposa: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa» (Mt 1,20). Non è l’adultera che potresti pensare: è “tua sposa”. E Giuseppe si sente forte in questo, perché è Dio stesso a dirglielo attraverso l’angelo.

“Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,21).

Dietro a tutto c’è Dio. È Lui che ha preso l’iniziativa con Maria, ed è Lui che ha preso l’iniziativa nei suoi riguardi. Il Bimbo che Maria sua sposa porta in grembo è il figlio della promessa, annunciato e atteso lungo i secoli.

A questo bimbo sarà Giuseppe a dare il “nome”, la “discendenza”, come promesso e ribadito dal profeta Isaia (cfr I lettura): «Ascoltate, casa di Davide!… Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7,14).

“Casa di Davide!”. Giuseppe è della casa di Davide e senza saperlo, ora diviene lui, un falegname, lo strumento attraverso il quale Dio compie la sua promessa.

Di fronte a questo sconvolgimento della sua vita, Giuseppe deve decidersi. Ma scegliere significa accettare di aprirsi alla novità di Dio, che va oltre le nostre attese e le compie in modi impensati.

Così come hanno fatto Giovanni Battista e Maria, Giuseppe deve fidarsi di Dio. Egli “si destò dal sonno e fece come gli aveva ordinato l’angelo”.

Come Giuseppe, anche noi siamo invitati ad avvicinarci al Natale con lo stesso atteggiamento di fede. Il Natale di nostro Signore lo possiamo comprendere solo se ci poniamo in adorazione.

Non si tratta tanto di “ragionare”, quanto di “adorare”: il Natale è Dio all’opera. E Dio lo si adora e lo si accoglie, perché mai potremo capirlo.

Solo in Dio i nostri dubbi, le nostre difficoltà, le nostre perplessità e lotte potranno trasformarsi in mistero, un mistero d’amore.

Vivere il Natale significa accettare di fare spazio all’azione di Dio.

La Parola di Dio, come ricorda san Paolo nella II lettura, chiede di trovare spazio in noi per poter ancora oggi “divenire carne”.

Come Giuseppe, dobbiamo solo imparare ad ascoltare, fidarci e accogliere: “Abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti…”.

La forza del nostro “Sì”, del nostro “Eccomi”, del nostro “destarci dal sonno” della pigrizia, del dubbio, della fatica… è fondata su Gesù, che ci chiama e ci ama.

Siamo santi, degni, non per le nostre opere, ma perché figli di Dio!

Quanto Dio ci chiede – come lo ha chiesto a Giuseppe – è in forza del Suo Amore. Facciamo parte di una storia di salvezza più grande della nostra vita: fidiamoci di Dio!

Come dicevamo nella solennità dell’Immacolata, dal nostro “sì”, dal nostro “eccomi” dipende la realizzazione del sogno di Dio.

Certamente questa chiamata non sempre corrisponderà alle nostre attese. Ma di fronte al mistero del Natale, siamo chiamati a scegliere da che parte stare.

Possiamo continuare a vivere pensando che tutto dipenda da noi, oppure – come Giuseppe – accettare di entrare in questo mistero d’amore, aderendo con la fiducia della Vergine Maria: “Eccomi, avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).

Vivere sul serio il Natale chiede di aprirci alla novità che Dio in ogni istante vuole proporci.

Come un tempo Giovanni Battista, Maria e Giuseppe, così ancora oggi Dio ha bisogno di noi. Non fermiamoci all’apparenza, perché come allora, anche oggi Dio chiama ciascuno per nome, ricordandoci che siamo depositari del sogno di Dio.

Nella notte di Natale, contemplando il Bimbo di Betlemme adagiato nella mangiatoia, ringraziamo Dio per l’amore con cui ci dona il suo Figlio Gesù.

Posiamo lo sguardo su Maria e Giuseppe e, nel ringraziarli per il loro “Sì”, chiediamo loro di aiutarci a dire il nostro “sì”. Qui ed ora.

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.