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don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 14 Dicembre 2025

Ma come…? Il Battista non Ti conosceva bene? Non era Tuo cugino? Quando vai per farti battezzare non Ti indica come colui a cui non è degno di portare – gli altri vangeli sinottici dicono “slegare” che era un atto giuridico importante – i sandali.

Poi non si aprono i cieli e sente la voce del Padre? A dir la verità Matteo specifica che i cieli si aprono “per Te”. E la voce di Dio non è così semplice da distinguere, anche per Giovanni.

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Ma il fatto stesso che gli nasca il dubbio se Tu sei Colui che il popolo ebraico, che i veri credenti devono attendere, è di per sé importante. Lasciamo stare per un momento la parentela, quanto c’è stato prima.

Il Battista ora è in prigione. Che a quei tempi spesso è una cisterna sotterranea in cui si sopravviveva solo grazie all’aiuto di parenti e amici. È la sorte spesso riservata ai profeti. Uno fra tutti Geremia che le prigioni del suo tempo le conosceva bene.

Quindi il Battista è sospeso tra il successo, la persecuzione e il martirio come consacrazione definitiva a profeta, e l’insuccesso con il fallimento di tutto ciò che ha portato avanti.

Noi sappiamo già come la sua storia finirà, con una delle esecuzioni più stupidamente inutili della storia, se mai ci possano essere uccisioni giuste e utili.

Ma tutto questo è anche il motivo per cui verrà ricordato già dagli Atti degli Apostoli come un profeta la cui fama è sopravvissuta dopo la morte. Al punto che per qualcuno Tu, Gesù, sei lui tornato in vita.

Il brano di questa domenica testimonia la presenza di discepoli che lo seguono anche nella prigionia e si fanno suoi portavoce.

La Tua risposta alla domanda se sei il Messia è un collage di citazioni del profeta Isaia che ne parlano, dei segni che la contraddistinguono. Ma nella risposta troviamo due frasi che in Isaia non ci sono: i poveri che sono evangelizzati e beati quanti non sono scandalizzati da Te.

Capiamo che il racconto dei Tuoi miracoli non si limita a mostrare la Tua potenza e la Tua misericordia, ma è un momento di rivelazione di ciò che sei davvero. Non in quanto “super”, ma poiché sei Colui in cui il Padre mantiene le Sue promesse.

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A Te in più interessa che ai poveri venga annunciata la Buona Notizia, il Vangelo. Poi la Tua presenza secondo Te deve essere “scandalosa”. Questo ci colpisce perché per noi oggi non è più così.

Eppure Tu vorresti che ci lasciassimo colpire, muovere a livello di testa e di pancia, nel cuore. E che questo muovere non ci portasse ad allontanarci, ma a divenire discepoli, e poveri.

Poi parli di Giovanni alle folle. La frase che diceva quando battezzava la rigiri applicandola a lui.

Non siamo noi a preparare la via del Signore – se così fosse saremmo messi male -. È stato lui. Per questo Giovanni è doppiamente importante, anche per noi: per il suo ruolo storico e per quello spirituale.

Non meravigliamoci: nella riflessione biblica il ruolo del profeta non è marginale, intercambiabile. Se si tira indietro, Dio non ha spazio storico d’intervento.

Se Giovanni non avesse annunciato Tu non saresti stato conosciuto. Ma anche a livello spirituale, l’incontro con Te è possibile solo a partire dal fatto che ci sia qualcuno che Ti fa conoscere.

In modo misterioso, il primo che lo fa, anche con noi, è proprio Giovanni Battista. Per questo siamo qui a chiedergli di aiutarci a vivere il Natale. Non come festa esteriore, ma come ripartenza nel nostro incontro con Te. A lui dobbiamo eterna gratitudine.

Il brano finisce con la frase che ne sancisce la grandezza. Che rimane comunque una piccolezza: nel Regno saremo tutti più grandi.

don Claudio Bolognesi