Una luce splende nella notte: รจ cosรฌ che viene il Figlio dellโuomo. Cosรฌ il Vangelo racconta quella notte a Betlemme, cosรฌ accadrร , nella semplicitร del vissuto, nella normalitร di luci che brillano nella notte, nella quotidianitร di luci che tornano a brillare e a illuminare il giorno dopo le notti piรน oscure.
La luce splende e splenderร , ed รจ metafora di quella presenza quotidiana che Dio ci dona, senza cappi al collo, senza riserve, senza richieste.
Il punto รจ accorgersi di tutto questo. Il punto รจ non preferire gli occhi chiusi, a volte tranquillizzanti, alle attese vigili, seppur piรน ansiogene.
Gesรน dice: ยซVegliate, tenetevi prontiยป, Paolo nella Seconda lettura sprona: ยซร ormai tempo di svegliarvi dal sonno. La notte รจ avanzata, il giorno รจ vicino, rivestitevi del Signore, gettate via le opere cariche di oscuritร ยป. E il profeta Isaia carica le batterie della speranza: ยซLe spade saranno spezzate e diventeranno aratri, le lance saranno riforgiate in falciยป, come dire: dove il sangue e la violenza hanno diffuso morte, ci sarร chi potrร seminare e raccogliere vita.
Ma non accadrร per incanto, non sarร un colpo di mano del Signore che stanco delle infinite guerre che stanno falciando milioni di sue figlie e figli, togliendoci il libero arbitrio ci impedirร di continuare a essere protagonisti di violenza, soprusi, morte, emarginazione, povertร e ingiustizie.
Perchรฉ la parola di Isaia smetta di essere chimera, utopia, e diventi promessa dobbiamo onestamente darci una mossa, uscire dalle nostre zone di sicurezza e comoditร e andare verso Dio, frequentarlo, imparare le sue vie, camminare per i suoi sentieri. Il che comporta evitare tutto ciรฒ che non da Dio non viene.
E capisco che proprio qui casca lโasino. Perchรฉ se io penso che il mio dio voglia che tutti si comportino in un certo modo, penserรฒ anche di essere sulle sue vie se esigerรฒ che tutti vivano cosรฌ, condannando apertamente e senza appello tutti gli altri. Ecco, direi che questa prospettiva รจ tuttโaltro che aratri e falci. Anzi significa armarsi di quelle spade e lance che il Signore vorrebbe fossero spezzate. E se i tempi di Dio passassero anche da noi e dalla nostra capacitร di amare prima che condannare?
Alcuni valori sono intrinsecamente connessi con lโincarnazione.
Se Dio avesse semplicemente voluto condannare lโerrore o il peccato avrebbe davvero mandato il Figlio? Si sarebbe davvero consegnato alla libertร dellโessere umano?
Se Dio avesse semplicemente voluto muovere il mondo e la nostra storia personale con una bacchetta in mano, che cosa glielo avrebbe potuto impedire?
Eppure ha scelto di farsi carne e ha da subito coinvolto la nostra libertร per generare vita.
E allora รจ la vita che ci dice da che parte sta Dio. E la vita perรฒ non รจ solo lโobiettivo finale, ma รจ anche metodo, stile.
Ancora una volta ripeto: se per generare o difendere la vita ci armiamo, allora ci deve essere chiaro che non stiamo imparando da Dio lโarte dellโamore, non siamo discepoli del principe della pace. Sarร ancora una volta arte della guerra, e con le nostre parole e i nostri gesti non faremo altro che alimentare โ pur involontariamente โ le tantissime guerre che condanniamo.
La pace sia il piรน grande tra i desideri da coltivare in questo prezioso tempo di attesa. Proviamo a sceglierla, proviamo a costruirla, imparando dal Signore, dalla sua vita, dalla sua parola, dai suoi gesti, dal suo essersi fatto carne per noi.
Tutti i giorni, fino a Natale, facciamo in modo di trova il tempo per pregare una brevissima invocazione, come fossimo unโunica voce:
ยซVieni, Principe della pace, nasci tra noi, dona ai popoli la pace.
Vieni, Signore, Maranathร !ยป.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
