Tempo Ordinario XXXIII, Colore Bianco – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 2
Restare saldi nella luce che scrive la verità nel cuore
Accogliamo questi brani con cuore aperto. Ognuno di essi ci accompagna dentro una verità semplice e forte: quando tutto sembra tremare, la fedeltà a Dio rimane l’unica parola che non si cancella. Come una luce che continua a brillare anche quando la sala si oscura.
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Dn 5,1-6.13-14.16-17.23-28
Apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere.
Dal libro del profeta Daniele
In quei giorni, il re Baldassàr imbandì un grande banchetto a mille dei suoi dignitari e insieme con loro si diede a bere vino. Quando Baldassàr ebbe molto bevuto, comandò che fossero portati i vasi d’oro e d’argento che Nabucodònosor, suo padre, aveva asportato dal tempio di Gerusalemme, perché vi bevessero il re e i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine. Furono quindi portati i vasi d’oro, che erano stati asportati dal tempio di Dio a Gerusalemme, e il re, i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine li usarono per bere; mentre bevevano il vino, lodavano gli dèi d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.
In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere sull’intonaco della parete del palazzo reale, di fronte al candelabro, e il re vide il palmo di quella mano che scriveva. Allora il re cambiò colore: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei suoi fianchi si allentarono, i suoi ginocchi battevano l’uno contro l’altro.
Fu allora introdotto Daniele alla presenza del re ed egli gli disse: «Sei tu Daniele, un deportato dei Giudei, che il re, mio padre, ha portato qui dalla Giudea? Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dèi santi e che si trova in te luce, intelligenza e sapienza straordinaria. Ora, mi è stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e risolvere questioni difficili. Se quindi potrai leggermi questa scrittura e darmene la spiegazione, tu sarai vestito di porpora, porterai al collo una collana d’oro e sarai terzo nel governo del regno».
Daniele rispose al re: «Tieni pure i tuoi doni per te e da’ ad altri i tuoi regali: tuttavia io leggerò la scrittura al re e gliene darò la spiegazione. Ti sei innalzato contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue concubine: tu hai reso lode agli dèi d’argento, d’oro, di bronzo, di ferro, di legno, di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono, e non hai glorificato Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie. Da lui fu allora mandato il palmo di quella mano che ha tracciato quello scritto. E questo è lo scritto tracciato: Mene, Tekel, Peres, e questa ne è l’interpretazione: Mene: Dio ha contato il tuo regno e gli ha posto fine; Tekel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato insufficiente; Peres: il tuo regno è stato diviso e dato ai Medi e ai Persiani».
Parola di Dio.
Dn 3,62-67
R. A lui la lode e la gloria nei secoli.
Benedite, sole e luna, il Signore.
Benedite, stelle del cielo, il Signore. R.
Benedite, piogge e rugiade, il Signore.
Benedite, o venti tutti, il Signore. R.
Benedite, fuoco e calore, il Signore.
Benedite, freddo e caldo, il Signore. R.
Vangelo del giorno di Lc 21,12-19
Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore.
Nella prima lettura, entriamo nella sala del banchetto di Baldassar: un luogo colmo di rumori, calici d’oro, arroganza e distrazione. E proprio lì, mentre l’uomo si esalta, una mano misteriosa scrive sulla parete. Non una voce fragorosa, non un tuono: solo una scrittura silenziosa, come se Dio tracciasse un confine invisibile tra la gloria che passa e la verità che resta.
Daniele, l’uomo che non si lascia comprare, è chiamato per interpretare quelle parole. E parla con calma, come chi vede oltre la superficie: ricorda che la vita non appartiene al potere, ma a Colui che tiene il respiro di ogni essere umano nel palmo della mano. Con una semplicità disarmante, Daniele mostra che la vera sapienza è stare in piedi davanti alla verità anche quando tutto intorno sembra celebrare altro.
Il cantico del profeta, che segue, ci porta in un’atmosfera completamente diversa: dagli echi metallici del palazzo di Babilonia passiamo alla lode pura, fatta di elementi che non si impongono mai: sole, luna, stelle, venti, fuoco, rugiada. La creazione intera canta non perché tutto è facile, ma perché riconosce il suo Creatore. È come se, dopo aver visto la mano che scrive la verità, fossimo invitati ad ascoltare il coro silenzioso del mondo che rimane fedele.
E nel Vangelo di Luca ritroviamo un tema simile: Gesù parla ai suoi discepoli non per illuderli, ma per prepararli. Parla di persecuzioni, tradimenti, processi. Parole dure, eppure attraversate da una promessa: “Io vi darò lingua e sapienza.” Non l’eliminazione della prova, ma la garanzia della Sua presenza dentro la prova.
In fondo, la scena del banchetto di Baldassar e quella del processo ai discepoli si specchiano: in entrambe il mondo sembra avere in mano il potere; in entrambe Dio interviene in modo inatteso. Una scrittura sulla parete, una parola sulla bocca dei suoi.
E come il cantico ci ricorda che l’universo intero loda Dio anche in mezzo alla fornace, così il Vangelo ci invita a rimanere stabili, come un fuoco che non consuma ma illumina. Gesù ci chiede di non cercare la fuga, ma di restare: restare nel bene, nella verità, nella fiducia. Restare come Daniele, che non accetta doni né si spaventa davanti ai re.
Quando tutto sembra incerto, Dio continua a scrivere nel cuore dei suoi fedeli. Non una scritta di condanna, come per Baldassar, ma una promessa: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.”
Questa è la luce che unisce i tre brani:
la verità che si manifesta,
la creazione che loda,
il discepolo che rimane saldo.
🌿 Commento finale
Oggi la Parola ci invita a camminare senza paura.
A riconoscere ciò che passa e ciò che resta.
A lasciare che Dio scriva dentro di noi la sua sapienza, così che, come Daniele e come i discepoli, possiamo rimanere saldi, luminosi e veri in ogni stagione della vita.
